Alaska

Che volete che vi dica di Alaska di Anna Woltz edito da Beisler con la traduzione di Anna Patrucco Becchi?

Da dove volete che inizi per raccontarvi questo piccolo romanzo davvero molto ma molto ma molto ben fatto?

Proviamo da qui:

Lei è Parker, lui è Sven, tra di loro, contesa e condivisa, c’è Alaska. Lei è una ragazza di seconda superiore, lui anche, della medesima classe ma appena arrivato in questa nuova scuola, Alaska è una Labrador che era posseduta e adorata da Parker ma che poi è diventata cane guida e, guarda il caso certe volte…., è finita tra le mani di Sven (no, Sven non è cieco, Alaska è un cane guida di quelli specialissimi addestrati alla protezione dei padroni affetti da epilessia e, lei in particolare, ha anche il dono raro di saper presentire l’arrivo di un attacco, e vi basti così perché altro non vi svelerò…).

Lei è reduce da un’estate molto difficile in cui oltre al dover lasciare andare Alaska ha subito un grave trauma in famiglia; lui è perennemente reduce dai suoi attacchi epilettici che non gli permettono una quotidianità regolare. I due decisamente non si “incontrano”, anzi, iniziano proprio col piede sbagliato il primo giorno di scuola e a scuola si ignorano il più possibile.

L’incontro da Parker e Sven avverrà le notti, lei con un passamontagna entra di soppiatto in casa di lui per accarezzare Alaska, lui si sveglia, se ne accorge e così iniziano una intensa relazione fatta di confessioni e riflessioni personali. Di notte, schermati, con la mediazione di Alaska, entrambi ritrovano il loro vero modo d’essere. Lei sa chi è lui, lui non sa chi è lei, fino a quando….

Nel romanzo si intrecciano moltissime linee di genere narrativo: sì, credo sia un romanzo che, tra le varie cose, gioca con i generi letterari, il giallo, l’avvenuturoso, il romanzo di formazione come minimo. La tecnica narrativa scelta dalla Woltz per mescolare i fili del racconto e tenere salda la scrittura e l’attenzione del lettore e della lettrice quella invece del romanzo corale ovvero di quel romanzo in cui la focalizzazione interna si sdoppia: entrambi i protagonisti dicono io, raccontano in prima persona, ma i punti di vista si alternano. I capitoli sono alternati tra la voce di Sven, da cui iniziamo il libro, e quella di Parker. Un capitolo a testa per raccontare il procedere della stessa storia ma accostando due modi di raccontarla, e di viverla, diversi.

E’ un romanzo bifocale, in qualche modo, come la nostra vista: se chiudiamo un occhio vediamo solo una parte, la visione completa la abbiamo solo utilizzando entrambi gli occhi. Così è per questo romanzo, potremmo giocare a leggerlo a capitoli alterni seguendo solo una voce e poi solo un’altra, sarebbe curioso vederne l’effetto!

Così, invece, alternati come sono, è come se ogni vota la narrazione ci “raddrizzasse” rispetto ad una piega o l’altra suggerita da ciascun protagonista, nessuno oggettivo, come nessuno può esserlo, ognuno influenzato dalla propria esperienza di vita.

Bello, proprio bello, avevo amato Anna Woltz con Tess e la settimana più folle della mia vita e questo nuovo libro, completamente diverso sotto moltissimi aspetti e anche rivolto ad una fascia di lettori e lettrici di età leggermente superiore, conferma il primo amore provato.

Bella, come sempre c’è da dire, l’edizione di Beisler, con la traduzione di Anna Patrucco Becchi come sempre impeccabile, come faccio a dirlo? Conosco la lingua originale? No, decisamente, non so quanto Anna abbia “rimaneggiato” e messo di suo nella traduzione, ma quello che so con certezza è che se un libro scorre come l’acqua anche in un’altra lingue quella capacità va tutta riconosciuta come merito alla traduttrice o al traduttore, ma su questo spero di tornare presto. Per altro anche di questo libro, come negli ultimi editi in questa collana e non solo, Beisler propone la lettura audio da poter ascoltare grazie all’app leggi e ascolta Beisler, davvero un’ottima opportunità!

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