Il GGG

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

Il GGG

Età: dagli 8 anni
Pagine: 225
Formato: 13.1 x 19.5
Anno: 1987
Editore: Salani – Gl’istrici
Autore: Roald Dahl
Illustratore: Quentin Blake
Traduttore: Donatella Ziliotto

Oggi in cartella un libro “piccolo”.

Piccolo rispetto agli albi illustrati che solitamente leggo.
Piccolo, ma denso di avventura, fantasia e soprattutto sogni. 

Oggi vi racconterò la lettura in classe de… il GGG

In classe leggiamo molto. Sottovoce. Ad alta voce. Da soli. Insieme. Da soli ma insieme.
Alterno la lettura di albi illustrati a libri di narrativa.
E, ogni anno, propongo almeno un libro del grande e inimitabile Roald Dahl.

Quest’anno è giunto il momento di leggere il GGG.

Un capitolo al giorno. Letto, da me, ad alta voce. Ogni giorno. Tanti giorni quanti sono i capitoli: 24, cioè 5 settimane scolastiche. Un appuntamento quotidiano (oltre al consueto “Lasciami leggere”).

Prendo il libro e subito qualcuno legge a voce alta il titolo.

“Il GGG?!? …io ho visto il film
“A me l’ha letto la mamma, prima di dormire, la sera”
“Io l’avevo iniziato, ma poi non ero riuscita a leggerlo da sola”
“Io credo di averlo a casa…”
“Chiara, hai preso anche questo libro in prestito in biblioteca? Vedo il bollino…”
“GGG è una sigla, secondo me vuol dire…”


Interrompo il vociare e aggiungo: “Spero vi piacerà leggerlo assieme…”.

Poi, apro il libro.
Cala il silenzio.

Inizio a leggere.

Sofia non riusciva a prender sonno.
Un raggio di luna che filtrava tra le tende andava a cadere obliquamente proprio sul suo cuscino.
Nel dormitorio gli altri bambini sognavano già da tempo. Sofia chiuse gli occhi e rimase immobile tentando con tutte le forze di addormentarsi. Ma niente da fare.

Sofia, la protagonista della storia, è una bambina orfana. Se fosse stata scoperta fuori dal letto sarebbe sicuramente stata punita. Era l’ora delle ombre, quando decise di soddisfare la sua curiosità e guardare fuori dalla finestra.

Sofia lasciò errare lo sguardo più lontano. E improvvisamente si sentì gelare. Qualcosa risaliva la strada. Qualcosa di nero…
Qualcosa di grande…
Una cosa enorme, magrissima e oscura.

Quello che vide cambierà per sempre la sua vita.

Si trattava di un gigante dall’udito sopraffino che aveva avvertito la sua presenza. Solo poi, Sofia scoprirà che è il GGG, ossia il Grande Gigante Gentile, un gigante buono. L’unico della sua specie a cibarsi di “cetrionzoli” anziché di “popolli” (esseri umani). Ma dato che Sofia lo ha scoperto e ha visto cosa stava facendo, la prende e la porta con sé.
Il GGG parla in maniera davvero inusuale. Coniuga verbi, genere e numero in modo alquanto originale.
“Io è un gigante molto confusionato”.
Lo dice lui stesso, parlando di sé.
Il GGG è un collezionista di sogni, ne ha migliaia tra i suoi scaffali.
Il GGG vive nel paese dei Giganti. C’è l’Inghiotticicciaviva, il Crocchia-Ossa, lo Strizza-Teste, il Trita-Bimbo, il Vomitoso, il Ciuccia-Budella, lo Spella-Fanciulle, il San-Guinario e lo Scotta-Dito. Questi ogni notte s’ingozzano di babbini (bambini) e babbine (bambine). Per Sofia questa è una vera ingiustizia e presto ingegna un piano per risolvere il problema, coinvolgendo direttamente la regina d’Inghilterra.

A volte, mentre leggo, mi piace sollevare lo sguardo dal libro 

…e guardare i miei alunni come ascoltano. Qualcuno ha le braccia conserte sul banco e la testa accoccolata sopra. Qualcun altro con la testa leggermente piegata di lato e posata sulla mano. Qualcuno con il mento appoggiato sopra le mani incrociate. Vedo sguardi assorti, intenti ad immaginare le scene. Assaporo il silenzio dell’ascolto. Ogni tanto qualche risata per le parole del GGG.

“Allora, ecco: quando tu beve questa vostra Cocca, se ne va dritta nella pancina. Chiaro o scuro?”
“Chiaro”
“E le bolle frizza verso l’alto?”
“Certo”.
“Questo significa – proseguì il GGG – che le bolle va bizzibizzi fino in gola ed esce dalla bocca con un rutto un pochino vomitoso”.
“Sì, succede spesso – riconobbe Sofia – ma che fa un ruttino di tanto in tanto? È anche buffo”.
“Ruttare è inamìssile – dichiarò il GGG – Noi giganti mai si rutta”.
“Ma con quella vostra bevanda, come si chiama…”
“…sciroppio”.
“Con quel vostro sciroppio le bolle se ne andranno verso il basso con conseguenze ben peggiori”.

Tra i capitoli preferiti: “Sciroppi e scoppi”

Nulla è più divertente di parlare degli argomenti tabù.
Se poi a leggere di ciò è proprio la maestra, la cosa si fa ancora più esilarante.
Grosse grasse risate sommesse. Sguardi incrociati. Ammiccamenti.

Leggere il GGG ad alta voce non è stato semplice.

A volte il GGG dice dei veri strafalcioni e leggere senza ingarbugliarsi qualche volta è stata dura, anche per me. Mi sembrava di esser tornata bambina quando dovevo leggere ad alta voce in classe: bene, con senso, senza sbagliare. 
In alcuni momenti mi sembrava di capire benissimo cosa provano i bambini con difficoltà di lettura. Infatti, in automatico il cervello attivava meccanismi di controllo e correggeva la parola non permettendo la lettura letterale. Ho trovato l’esperimento interessante a livello empatico.

Sfido chiunque a dire “troglogoblo” con incurante fluidità. Cos’è un trogloglobo? Un incubo terribile (cap. 13).

Quindi…

Mi sono chiesta se questo libro può esser accessibile a tutti i bambini e, in questo caso, se un’età di riferimento possa tornar utile.
A mio avviso una lettura autosufficiente del libro presuppone un buon livello di autonomia di lettura e comprensione del testo e un buon bagaglio lessicale. Quindi non può esser letto da tutti o compreso a fondo. A volte ci sono alcune allusioni che ritengo possano sfuggire anche ai grandi. Ma letto con la mediazione dell’adulto credo sia piacevolmente fruibile. 

Mi sono resa conto con maggior consapevolezza che per leggere ad alta voce bisogna essere tranquilli e concentrati.
Mi sono resa conto che leggere assieme anche se è impegnativo, anche in termini di tempo, crea un legame invisibile.
Mi sono resa conto che l’entusiasmo passa anche attraverso la lettura delle pagine di un libro ed è piacevolmente contagioso.
Infatti settimana dopo settimana l’interesse è cresciuto e qualcuno ha addirittura acquistato il libro in itinere. Chi lo aveva a casa l’ha ripreso in mano, anticipando la lettura. Chi ancora non lo aveva letto in autonomia si è prenotato il prestito. Qualcuno ha iniziato a sfoggiare citazioni del GGG. Qualcun altro a parlare come lui. Ricordo quando lo lesse mio figlio e poi guardammo insieme il film. Il GGG era il nuovo supereroe da personificare. Ricoperto fino ai piedi da una lunga coperta scivolava in giro per casa senza fare il minimo rumore. Stupendo per me quando un libro riesce ad incontrare l’immaginario di un bambino.

Commenti a caldo

“Ti prego Chiara, solo un altro capitolo”
“L’ultimo per favore…”
“Che coraggiosa Sofia…”
“Io una volta ho fatto un troglogoblo terribile e poi son dovuto andare a letto tra mamma e papà”
“Ha detto una parolaccia il GGG hai sentito?”
“Pensa se bevessimo tutti lo sciroppio…”

La nostra attività di scrittura tra una lettura e l’altra è stata:

“Acchiappo un sogno e lo metto nel barattolo”.
Un Sogno sognato o da sognare.
Si trattava di disegnare un sogno effettivamente fatto o che si sarebbe voluto fare, per poi descriverlo in un’etichetta proprio come lo avrebbe descritto il GGG. È stato divertente.

“Poi ci raccontiamo i sogni, vero?”
“Che bello lo scaffale così, sembra proprio quello del GGG”

Riguardo l’attività tutti sereni

Tutti rilassati per non dover badare né alla forma, né all’ortografia. Anzi, con la possibilità di aggiungere errori. Anche se poi…

“Ma è difficilissimo…”
“…perché quando scriviamo e facciamo errori noi in realtà pensiamo di scrivere correttamente. Pensare di sbagliare apposta è difficile”
“Io basta che non rileggo… ah ah”
[Ride, con uno spiccato senso di self humor]
“Io ho disegnato il sogno in maniera non definita. Solo quando lo ascolti attentamente capisci di che si tratta”

Udito sopraffino

Mi ha colpito il passo in cui il GGG racconta delle sue orecchie straordinarie che gli permettono di sentire tutto “perfino il rumore più infinitèsile”. Il GGG può sentire “tutti i secreti mormorii dell’universo!”. Sente davvero tutto dai passi di una coccinella ai pettegolezzi che si raccontano le formiche. E proprio grazie al suo udito ha scoperto Sofia.

“È le mie orecchie che mi ha detto che tu stava guardandomi dalla finestra, la notte scorsa” disse il GGG.
“Ma se non facevo nessun rumore!”
“Io sentiva il tuo cuore battere attraverso la strada. Forte come un tamburo.”

Le orecchie del GGG mi ricordano le orecchie dei bambini.

Certo non per le dimensioni, ma per la loro funzionalità. Quando li chiami per nome, incredibile, il più delle volte non rispondono: sembrano non sentire. Quando invece parli tra grandi di qualcosa che li riguarda o al contrario che non dovrebbero sentire mostrano un udito sopraffino di cui nemmeno gli insetti più sofisticati sono dotati.

Il GGG è un libro che si presta ad essere letto ad alta voce perché ha molti dialoghi. Quasi tutti tra Sofia e il GGG. Inoltre nel capitolo in cui Sofia viaggia verso il palazzo reale,  per raggiungere la regina, è seduta nell’incavo dell’orecchio del gigante. Quando Sofia parla, deve farlo sottovoce altrimenti al GGG scoppia la testa, come quando uno urla nell’altoparlante.

Questa lettura in classe mi ha coinvolto molto.

Mi ha fatto riflettere ed ecco le conclusioni a cui sono giunta:

  1. Se una cosa piace a te puoi trasmettere l’entusiasmo anche ai tuoi bambini che, ingolositi, provano a leggere qualcosa di nuovo
  2. La lettura ad alta voce è tempo di cura. I bambini amano ascoltare. Hanno orecchie grandi e sensibili proprio come il GGG. 
  3. La forza delle buone mode: “Uno lo prende, tutti lo vogliono!”. Vale anche per la lettura. È contagiosa. In classe nostra hanno avuto lo stesso effetto “Cane nero” e “Pizzicamì, pizzicamè e la strega
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