Stanno arrivando

Eccoli. li sento.

Sono loro. Sono sicura che sono loro.

Stanno arrivando di Sylvie Neeman e Albertine con la traduzione di Camilla Diez edito da Fatatrac.

Non li vedo ma li sento

Di quante parole può essere fatto un libro a figure, alias albo illustrato?

Quanti mostri possono entrare in un albo?

Stanno arrivando è il condensato perfetto della scrittura e dell’illustrazione che messe insieme mettono in scacco il lettore, lasciano talmente tante crepe, come le chiama Roland Barthes, in cui insinuarsi da cascarci dentro con tutte le scarpe.

Di solito, quando abbiamo un albo ironico e divertente – e questo lo è, e molto – l’effetto ironico viene scatenato da una contraddizione giocata tra testo e immagine (pensate a Bachelet, pensate a Klassen…), qui invece accade una cosa diversa e molto interessante: testo e immagine fino all’ultimissima doppia tavola, ci ingannano insieme, ci raccontano dei mostri in arrivo, delle paure della protagonista che Albertine mette in scena con questi mostri ridicolissimi eppure spaventevoli.

La Neeman racconta e Albertine le va dietro dando forma con queste figure che sono della stessa famiglia dei Modelli e delle creature a cui da diverso tempo questa straordinaria illustratrice ed artista si sta dedicando. Il colore prima di tutto, poi i peli, le zanne, le zampe, gli occhi e tutto l’armamentario immaginifico che si deve ad un mostro.

Potremmo quasi giocare a definire questo albo come un albo catalogo dove non accade nulla ma si susseguono ipotesi terrifiche su cosa accadrà quando i mostri arriveranno. Ne sentiamo i passi con la protagonista (che è una donna adulta, si badi bene, non una bambina o un bambino), insieme alla protagonista immaginiamo le atrocità che potrebbero accadere o anche solo le bruttezze che potremmo vedere…

Il ritmo sale in questo modo fino alla penultima doppia tavola in cui ormai vediamo davvero le ombre dei mostri fuori dalla porta, nulla ci potrà più sottrarre al nostro destino, qualunque esso sia, giriamo la pagina e….

Non vi dirò mai, nemmeno sotto tortura del solletico, cosa c’è nell’ultima pagina!

Vi dirò solo che il ritmo non si chiude, si sospende nella sorpresa lasciandoci a bocca aperta e riportandoci indietro pagina per pagina a cercare indizi di ciò che assolutamente non avevamo immaginato.

Mi accordo ora, qui con voi, che nel libro mai e mai e mai compare né la parola mostro né un’altra parola per definire CHI stia arrivando.

Sono io che mi sono lasciata irretire dal gioco delle due autrici e tra la copertina e le pagine interne ci son cascata, nelle crepe, anche io con tutte le scarpe. Vedete come funziona la lettura profonda!?

E vedete che potenza ha l’afasia? Quella tante volte chiamata a giustificazione da Dante per dire che non ha “possa” di narrare e poi via giù a narrare terzine dopo terzine?

Il non detto che scatena, scatena in primis l’illustratrice che a sua volta non definisce, non chiude ma continua ad aprire soglie in cui lasciarci sguazzare nelle nostre ipotesi di lettura, e scatena il lettore che si troverà proprio a suo agio accolto da una narrazione che gli lascia tutto lo spazio per star comodo, ognuno con la propria lettura.

Che meraviglia respirare con un libro del genere!

Stanno arrivando, non lasciateveli sfuggire!

p.s. Grazie a Fatatrac che silenziosamente e inesorabilmente sta portando in Italia tante cose bellissime tra cui questi meravigliosi libri di Albertine!

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