I leporelli di Hervé Tullet

Incontrare i libri di Hervé Tullet è una scoperta straordinaria a qualsiasi età, pensate che opportunità sarebbe se l’incontro avvenisse nella primissima infanzia!

Immaginate di avere 5-6 mesi, di star sdraiati a pancia in su o in giù su un tappetone, di girare lo sguardo e di incontrare i colori, le forme, i buchi, gli specchi di Balla, Guarda, Fiori e Forme, i leporelli pensati per la prima infanzia e editi da Panini.

Ognuno dei 4 libri, tutti cartonati, con gli angoli smussati, pronti a stare in piedi come mura per costruire un castello o ad aprirsi come metri per misurarsi o come ogni piccolo e piccola lettrice vorrà e saprà sperimentare, gioca con i medesimi elementi ricreati e modulati in maniera diversa:

  • i colori primari
  • il bianco di sfondo
  • le fustellature, cioè i buchi
  • la costruzione a fisarmonica, il leporello, appunto
  • gli specchi che caratterizzano più di qualche pagina
  • le forme tonde

Si tratta di elementi fondamentali ed essenziali per catturare l’attenzione e lo sguardo anche del lettore e lettrice più piccol* senza confonderlo: il bianco di sfondo serve proprio a questo, mentre le forme che si muovono con i colori primari creano dei giochi visivi che richiamano lo sguardo in punto, poi nell’altro, scoprendo mano a mano che il libro si muovo, si apre, si sposta, prospettive diverse.

Gli specchi poi moltiplicano l’immagine della faccia del piccolo lettore o parti del suo corpo che diventano a loro volta elementi portanti delle pagine, forme tra le forme, colori tra i colori.

Lì dove non ci si rispecchia o non ci si sofferma a toccare e guardare sulla superficie piatta della pagina, si possono mettere alla prova i buchi, di forme delle più diverse a seconda che richiamino un occhio, come in Guarda, un corpo, come in Balla, forme o fiori. Buchi per guardare attraverso e vedere sempre cose nuove, buchi per mettere dentro mani e piedi.

Ed ecco che il libro diventa un’esperienza sensoriale piena, pronto ad appagare il tatto, la vista, il gusto e, perché no, l’udito, faranno pure rumore questi libri quando vengono lanciati, fatti cadere, aperti o chiusi.

Certo la sensazione è quella di avere in mano delle piccole opere d’arte, e così credo sinceramente sia, ma è arte, così come accade per Munari e per Komagata, al servizio dei cuccioli d’uomo non di se stessa e quindi non solo ammette di essere manipolata ma richiede di essere vissuta ed esperita in ogni modo!

Di Tullet vale la pena scoprire ogni singolo lavoro, magari una volta faccio un post ai libri in cui mettere le dita dentro, che ne dite?

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