Un seme di carota

Mi permettete una dedica speciale per questo libro, anzi per questo post dedicato a questo libro?

Si??

Grazie!

Dedico questo libro a teste fiorite, che sono io, perché qui dentro c’è tutta l’esperienza presente passata e futura di teste fiorite

Un seme di carota è un piccolo albo di Ruth Krauss con le illustrazioni di Crockett Johnson finalmente arrivato in Italia grazie a Topipittori con la traduzione di Lisa Topi.

Il tratto di Crockett Johnson lo riconoscerete a occhi chiusi, questo bambino, o bambina, è evidentemente il cugino di primo grado di Harold e di Ellen, questa volta però è messo al servizio della penna impeccabile e di una sintesi e pulizia impressionante di Ruth Krauss, quella icasticità assoluta e semplicemente perfetta (persino in traduzione) di Guarda sotto il letto se c’è della poesia (edito da Topipittori) o del bellissimo Un giorno felice (edito da Camelozampa) di cui avete ricevuto la recensione con la newsletter annaffiatoio di marzo.

Insomma due geni della letteratura per bambini che nel 1973 mettono insieme questo Un seme di carota che prima la Krauss aveva edito in altra edizione nel 1945 e che solo ora arriva da noi… va beh, diciamo meglio tardi che mai va!

Se dovessi dire qual è la storia sarei nell’imbarazzo, come spesso accade per i buoni albi, di dover utilizzare ben più parole di quelle usate dall’autrice, ma non mi sottrarrò al compito che pure mi spetta: il protagonista, “il bambino” dice il testo in traduzione, pianta un seme di carota ed ecco che a turno la mamma, poi il papà, il fratello e tutti quanti arrivano per avvertirlo che non nascerà mai niente da quel seme. Il bambino continua imperterrito a strappare le erbacce e a ingaggiare il seme ogni giorno fino a quando… più che crescere direi che esplode la pianta di carota facendo raccogliere al bambino una carota nome che corrisponde esattamente a come se l’era immaginata.

Un albo quindi sulla resilienza? Parola super abusata che invece il suo bel significato dovremmo tenerci stretto e usare a ragion veduta con una qualche parsimonia?

Sì, se volete anche questo, certo.

Un albo soprattutto sul punto di vista del bambino che solo contro tutti coltiva il proprio seme, e date pure a sempre il significato letterale o metaforico che preferite.

Un bambino caparbio sicuro del proprio immaginario, che accetta e affronta il proprio lavoro perché si realizzi il proprio desiderio.

Il climax del ritmo è evidente e incalzante, le tavole che si alternano sono fino alla fine solo di 2 tipi: quella in cui il bambino ascolta sereno e silenzioso con le mani dietro la schiena tutti quelli che arrivano a dare un parere (negativo) non richiesto, e quella in cui il bambino si piega a pulire e innaffiare la terra attorno al seme, dino a quando la pianta finalmente spunta in tutta la sua magnificenza e sorpresa (sorpresa per gli scettici, s’intende).

Leggendo Un seme di carota ho pensato a tutti quei bambini e quelle bambine a cui non viene nemmeno permesso di piantare un seme (di carota o di idea che sia) perché la detrazione da parte adulta è troppo forte. Non tutti i bambini e le bambine sono salde come il protagonista della Krauss, ma lui è qui per lottare a suo modo per tutti e con tutti perché questo libro, come tutti i grandi libri per bambini e bambine, sta dalla loro parte, senza se e senza ma e senza chiedere nulla in cambio.

La lettura di Un seme di carota ci dà ciò che ci aspettiamo, alla fine ne usciremo anche noi con la carota esattamente come la avevamo desiderata, e chissà che davvero il suo insegnamento silenzioso che qui risuona tuttavia forte e chiaro non possa qualcosa contro le riduzioni, gli abbassamenti, le frustrazioni che l’infanzia continuamente subisce dal mondo circostante.

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