Illustratori tra biografia e poetica

Due modi di indagare il mondo dell’illustrazione

Proviamo a pensare cosa ci colpisce di più quando abbiamo in mano un libro a figure, alias albo illustrato.

Con tutta probabilità, a partire dalla copertina, quello che ci colpisce di più, spesso del tutto inconsapevolmente, è l’illustrazione, il tratto, la palette di colori che l’illustratore ha scelto per portarci dentro ad un libro. Quando si tratta di autori e autrici ai vertici della qualità estetico-letteraria questo linguaggio è talmente forte che ha e dà infinite possibilità di lettura, scatena le capacità ermeneutiche e ci porta su sentieri in cui la Letteratura per sole parole non può arrivare, ed è questo il potere più straordinario dei libri a figure.

Ma quante volte ci domandiamo come lavora e come nasce il linguaggio di un illustratore?

A me capita spessissimo di domandarmelo: esattamente come faccio per l’autore di testi scritti quello che ricerco in un illustratore o illustratrice è il tratto che me ne svela l’identità, o, meglio ancora, la poetica. E dove e come si annida e come si svela la poetica è tutto da scoprire e da ricercare tra conferme e innovazioni da un libro all’altro.

Oggi voglio proporvi due modi diversi di raccontare il lavoro di un’illustratore e di analizzarlo, vi propongo due approcci molto diversi ma entrambi necessari a cui prestare l’occhio non solo di per sé ma per farne tesoro a livello di metodologia di analisi.

Il primo libro che vi propongo in tal senso è il bellissimissimo Picturebook Makers, edito da dPictus a cura dell’omonimo blog picturebookmakers. Si tratta di una raccolta di contributi di grandissimi illustratori e illustratrici, tra cui i miei adoratissimi Jon Klassen, Beatrice Alemagna, Kitty Crowther, Carvalho, Shaun Tan, Isol e diversi altri che raccontano il proprio modo di lavorare dall’ispirazione al primo progetto alla rifinitura del libro.

What exists in the space between the words and the pictures? How do the stories unfold? What happens from the first sketch to the finished picturebook?

Tra le righe e le pagine di questo bellissimo contributo che non esiste in italiano ma che io vi consiglio di godervi anche in inglese, serpeggia la domanda di senso: cosa esiste nello spazio tra le parole e immagini?

Non è meraviglioso?

Questo è un approccio che io non solo adoro ma quando posso cerco di utilizzare il più possibile accostato a quello del secondo libro che vi voglio proporre, o meglio della collana di libri che vi voglio proporre: avete avuto modo di sbirciare i tre volumi bellissimo della collana The illustrataros edita da Lupoguido?

I tre volumi editi sin qui sono M. Sasek, Raymond Briggs e il nuovissimo Ludwig Bemelmans, ogni titolo è curato da un autore diverso ma per tutti c’è la collaborazione decisamente significativa di Quentin Blake.

In the illustrators l’approccio non è quello dell’analisi poetica bensì della ricostruzione biografica da cui poi necessariamente emergono informazioni e analisi importanti riguardanti lo stile e l’evoluzione dell’illustratore ma con un approccio più strettamente legato alla biografia e cronologicamente consecutivo.

Da sempre mi intriga e affascina l’idea di ritrovare corrispondenze o mutamenti di poetica e stile di un autore a partire dagli avvenimenti della vita privata, o meglio mi interessa provare a verificare se a degli stravolgimenti o passaggi importanti della vita personale corrisponda una crescita o modifica qualsiasi nello stile. Perché se è vero che la poetica è tale per un autore da riconoscerla spesso per tutto l’arco della carriera, mutatis mutandis, è anche vero che essa si modula e cambia fortemente condizionata dal passare del tempo, e diversamente non potrebbe essere, nell’illustrazione fluisce la vita come in tutto il resto e sarebbe assurdo che non evolvesse in nessun modo. I cloni, gli emuli, gli autori di secondo livello, restano uguali a loro stessi, hanno trovato una comfort zone di lavoro e lì stanno tranquilli, ma l’autore, che sia di testo o di immagine poco cambia, non trova mai pace, cresce, va avanti, torna indietro, analizza, sperimenta… cambia pur rimanendo se stesso.

Tra le tantissime cose di cui devo essere grata agli albi illustrati è stata la riscoperta del linguaggio iconografico e la possibilità di mettere in pratica l’analisi ed il lavoro di interpretazione in questo mondo narrativo straordinario che è fatto di immagini, oltre le parole.

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