Kitsch!

Ma come si fa a definire, o anche solo ad afferrare il senso della parola kitsch?

Me lo sono chiesta migliori di volte, sin da quando ero piccola e kitsch mi sembrava a volte una vox media, una parola che può assumere significato positivo o negativo a seconda del contesto… sarà per questo che così tanto mi è piaciuta questa protagonista bambina che cerca di afferrare il senso di questa parola e, a partire da essa, di molto altro?

Questa è la storia di Kitsch! di Daniela Iride Murgia illustrata da Daniel Torrent edito da Edizioni Corsare.

Una parola che esplode sin dalla copertina, quasi fosse uno starnuto e proprio come quando si deve trascrivere l’onomatopea di uno starnuto, non si sa mai come scriverla, la parola kitsch; ed è proprio attorno all’ortografia, oltre che al senso, di questa parola dal suono buffo, che si moltiplicano le domande della bambina. Qualcuno usa Kitsch per indicare qualcosa di bizzarro, qualcuno qualcosa di artistico, qualcun altro ancora qualcosa di brutto, la maestra, in difficoltà per le domande della bambina, tira fuori la definizione incomprensibile del vocabolario, o forse dell’enciclopedia… Insomma, forse, la cosa migliore è provar ad afferrare il senso della parola, insieme al suono, da soli.

Sarà la bambina protagonista a decidere che è meglio valutare da sola di volta in volta cosa è kitsch e cosa no.

Gli alberi non sono kitsch

il cappottino del cane della sua amica…decisamente si

….

Un albo che, come sempre quando abbiamo tra le mani un buon libro, lascia intendere e pensare molto di più di quanto il testo e le immagini facciano di per sé. Un albo in cui ho ritrovato tanto ma proprio tanto della poetica di Daniela Iride Murgia che questa volta non illustra ma scrive ed è bellissimo leggerla. Le illustrazioni che accompagnano il testo sono di Daniel Torrent e riescono al kitsch provano a dare senso visivo in questo andirivieni di significati anche contrastanti. Le illustrazioni di Daniel Torrent accompagnano bene il testo di Daniela Iride Murgia ma leggendolo, per pura deformazione personale, non potevo fare a meno di domandarmi cosa ne darebbe stato del testo figurativo nelle mani della Murgia stessa. Ma ogni libro ha la propria storia e va bene così, noi ce lo godiamo come prodotto finito ben congegnato e super colorato.

Kitsch può avere, tra i suoi vari meriti non elencabili, anche quello non secondario, anzi, di portare alle orecchie dei lettori una parola nuova, e in più una parola nuova con tanti sensi possibili. Kitsch mette in scena le domande e i dubbi di una bambina davanti ad una parola e al suo senso, ma può anche scatenare il medesimo meccanismo nel suo lettore e nella sua lettrice e dal kitsch chissà quante altre domani di senso e di esistenza possono e potranno emergere!

Domande sul gusto?

sul bello?

sul brutto?

sul ciò che è soggettivo?

sull’origine delle parole?

sull’arte?

Se un libro scatena domande, qualunque esse siano sta facendo bene il proprio mestiere perché, come dice la Symborska, è la ricerca delle domande non delle risposte che ci deve interessare!

E voi? Che senso date alla parola kitsch?

p.s. così tanto per approfondire e continuare il ragionamento vi lascio il link di questo contributo su Doppiozero e se invece volete approfondire ancora il kitsch in ambito artistico cosa meglio di Kitsch di Gillo Dorfles?

Buone letture!

Teste fiorite Cookie Consent with Real Cookie Banner