“Vento di libertà”: attualità o storia?

La rubrica “Noccioline” esce l’ultimo martedì del mese, è dedicata al fumetto e al graphic novel ed è a cura di Benedetta Morandini testa fiorita.

Vento di libertà di Lelio Bonaccorso edito da Tunuè con la prefazione di Nadia Terranova è la storia di due donne che hanno scelto di prendere in mano le sorti della loro città e salvarla dall’invasore. No, non è l’ultima news sulla guerra: parliamo del 1272.

Mi ero fatta una scaletta mentale su libertà, indipendenza, amore, speranza… Però alla fine la prima frase che una battuta sulla guerra. Sarà il bombardamento mediatico che ci impedisce di pensare ad altro, ma ci ho visto tanto di simile. Un grosso invasore contro una, apparentemente, piccola Messina, che non vuole saperne di arrendersi.

Se seguite da un po’ Noccioline, conoscerete già la mia passione per l’osservare le cose da diversi punti di vista. Beh eccomi qua ancora una volta a blaterare sull’importanza di raccontare storie per capire davvero gli eventi.
Io sto evento sicuramente l’ho in qualche modo imparato a memoria a scuola, per una bella interrogazione programmata di storia, ma cosa ho capito davvero? Lì il focus stava sull’imparare nomi e date, nomi e date e ancora nomi e date. La storia secondo me riceverebbe molto più apprezzamento se raccontata, invece che strizzata in un elenco puntato.

Perché racconto questo? Perché devo riempire spazio nel post! No vabbè si scherza, ma è perché sono riflessioni emerse quando stavo decidendo de acquistare o meno questo libro. Non sono una grande fan di storie ambientate in contesti storici lontani dal nostro, quindi non ne ero particolarmente attratta. E’ che non potevo lasciar lì un libro di Lelio Bonaccorso, mi piace troppo come disegna (e ora anche come racconta). Quindi tutto questo per dire che, siccome a scuola mi hanno fatto annoiare con la storia, stavo per lasciare lì un fumetto che mi è decisamente piaciuto.

Donne che fanno cose nel 1200

E’ qualcosa di così inusuale sentir parlare di eventi storici così lontani dal presente con le donne come protagoniste, che sembra finto. Giuro! Ho dovuto googolare sta cosa per essere sicura che non fosse solo un romanzo storico basato sulla rivoluzione del Vespro, ma i cui protagonisti fossero completamente inventati.

Cerco di andare con ordine: quando siamo? 1282.

Dove siamo? Messina. Ma soprattutto: perché siamo qui? Non solo per conoscere la storia, ma per sapere cosa pensavano le persone che l’hanno vissuta.
Pezzettini di storia che (da quello che leggo online) in Sicilia sono noti a tutti, ma al di fuori si disperdono nel groviglio degli infinti eventi storici del nostro paese. Ci pensavo proprio ieri, quando si è parlato tanto di libertà e liberazione per il 25 Aprile, quanto sia importante poter conoscere le storie delle persone che hanno vissuto queste date che per noi sono così importanti.

Sta volta di parla di Dina e Clarenza, due giovani Siciliane che hanno guidato la rivolta contro gli Angioini nel 1272. Anche in questo caso, non è una notizia di ieri, ma di 1000 anni fa. Queste donne se ne sono strafregate del fatto che il mondo fosse guidato dagli uomini, hanno preso in mano una situazione che sembrava critica e l’hanno ribaltata. Anzi, a momenti a causa degli uomini questa rivoluzione rischiava di fallire.
Un po’ come quando avevo parlato di Le rose di Versailles, ho davvero apprezzato la possibilità di leggere questo fumetto su diversi livelli. Tutto ciò è reso possibile dal fatto che siamo in grado di empatizzare tantissimo con i protagonisti.

Ma i disegni li avete visti?

Mi avete già sentito elogiare i disegni di Lelio Bonaccorso quando abbiamo parlato di Salvezza. Questa volta lo stile e i colori sono diversi, perchè la tipologia di storia è diversa, ma questo non ha impedito loro di essere sempre affascinanti. Sono rimasta particolarmente ipnotizzata dalle due illustrazioni finali ad acquarello. In particolare nella seconda, in cui viene rappresentata la battaglia, ho sentito proprio l’energia dei personaggi.

A parte le tavole extra finali, per tutta la durata della storia non ho fatto altro che pensare al mio chiodo fisso: quello del punto di vista. La mia paura quando si parla di guerra, è finire per raccontare una partita a Risiko invece che le emozioni che muovono i protagonisti. Qui invece o trovato una regia che da spazio alle scene d’azione, ma senza mai dimenticare le persone, le loro espressioni. In particolare c’è una tavola verso la fine in cui vediamo l’esercito angioino schierato di fronte alle mura di Messina: il campo è così ampio che i soldati non sono che delle macchie di colore. Poi in basso compare una vignetta: il primissimo piano di un, immagino, comandante. Il suo sguardo dice tutto: loro sono pronti, è giunta l’ora della battaglia finale e non risparmieranno nessuno dei rivoltosi. O almeno questo è quello che mi sono immaginata io, perché la tavola è muta.

Sul sito della Tunuè è possibile leggere le prime pagine, quindi vi consiglio di andare a sbirciare qui.

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