L’approdo

Ed eccoci qui, arriva il momento in cui certi libri ti chiedono il conto e non puoi fare altro che pagarlo.

Ho un debito nei confronti de L’approdo di Shaun Tan edito ora da Tunuè e sono finalmente pronta a pagarlo almeno un pochino pochino.

Certo per molti questo è da sempre un libro imprescindibile ma per chi si avvicina adesso a questo mondo forse è ancora un libro da scoprire e vorrei dire a tutte e tutti coloro che si trovano in questa condizione che sono fortunati perché dover ancora incontrare L’approdo vuol dire che c’è del bello da scoprire!

Ma, insomma, che cos’è L’approdo e di che parla?

L’approdo è un capolavoro d’autore che possiamo inserire tra i libri a figure senza parole o anche tra quelli che vengono chiamarti i silent comics, in pratica è un libro di grande formato completamente illustrato ma la cui illustrazione procede per riquadri e strips esattamente come accade nel fumetto, quell’arte sequenziale che ci permette di leggere a cavallo tra spazio bianco e immagine. Le illustrazioni de L’approdo sono caratterizzate da una palette di colori che ruota attorno al seppia per entrare il più possibile in sintonia con la storia narrata che è ambientata tra la fine dell’800 e i primi del ‘900

E dunque arriviamo a cosa questo libro racconta: il nostro protagonista è un migrante, lascia moglie e figlia in un luogo non meglio identificato che potrebbe essere in Europa come no ai primi del ‘900 e arriva in un luogo che molti potrebbero riconoscere come Ellis Island. Tutto ciò che accade al protagonista e alle altre persone attorno a lui sembra ripercorrere passo passo le narrazioni che migliaia se non milioni di migranti potrebbero fare e tuttavia in L’approdo c’è qualcosa che fa sì che questa storia che con il realismo gioca oltremisura in un batter d’occhio passi la soglia del surrealismo e prenda un’altra strada, la strada di una narrazione quasi interiore che si accosta e accompagna la narrazione “esterna”. Il personaggio che provoca questo slittamento di prospettiva narrativa lo incontriamo sin dalla copertina, è lui, questo tesserino simpatico (Shaun Tan adora gli esserini strani e per lo più simpatici sin dal primo sguardo).

Del mondo nuovo che si apre davanti aglio occhi il nostro protagonista vede ciò che c’è ma anche…. ciò che non c’è, un mondo altro in cui forse ci si può sentire un pochino meno estranei che in quello reale. Ed è qui, in questo mondo che non potrei dire che sostituisce ma che si sovrappone a quello reale, come una carta velina, che il nostro protagonista, insieme al suo nuovo piccolo amico, incontra tante altre persone, tutte come lui migranti da chissà dove, e tutte, guarda un po’, accompagnate da una piccola strana creatura che ha permesso loro di non sentirsi più del tutto soli. Ognuno di loro, uomini, donne, bambini, racconta la propria storia e vi assicuro che le parole non servono.

Nei 6 capitoli che compongono L’approdo faremo una quantità di esperienze inimmaginabili, in parte reali, o realistiche, in parte surreali ma non irreali. E’ proprio su quella soglia di una definizione di realtà che si gioca la potenza narrativa di questo libro con cui, per inciso ma non troppo, potremmo fare moltissima storia delle migrazioni, del ‘900 della rivoluzione industriale, e chi più ne ha più ne metta.

Quindi, il titolo, l’approdo, quale sarebbe?

Io non lo so, o meglio io dò il mio senso ma tantissimi altri se ne potrebbero dare, almeno uno per ogni lettore o lettrice. Per me l’approdo è ciò che si trova, il luogo mentale prima ancora che fisico in cui arriviamo quando partiamo per un viaggio e tanto più per un viaggio in cui la vita deve ricominciare in un altro posto, con un’altra lingua e completamente soli. Una storia che si ripete da secoli che non è finita e mai finirà, una storia spesso tragica per moltissime persone in cui forse il poter avere affianco una piccola strana creatura simpatica potrebbe fare la differenza.

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