Un altro me

Se c’è un’ età in cui vorremmo essere qualcosa di diverso da noi stessi, oppure in cui a posteriori potremmo pensarci come altri da noi stessi, beh quell’età è l’adolescenza, quella in cui si inizia a fare i conti in modo del tutto nuovo con il mondo esterno e soprattutto con il mondo interiore, quella in cui la famiglia assume contorni nuovi così come la scuola, i compagni di scuola, gli amici… insomma tutto!

Un altro me è il breve e intenso romanzo di Bernard Friot edito da Topipittori in cui l’autore ripercorre, come è tipico della collana “Gli anni in tasca” a cui questo libro appartiene, la propria esperienza in un collegio francese all’età del liceo.

Trascorriamo insieme al narratore (e chissà forse anche un po’ all’autore) una intensa settimana, dalla domenica, giorno in cui il nostro protagonista da casa torna al collegio al sabato quando dal collegio il giovane Bernard fa il viaggio inverso verso casa. Ogni capitolo, ed ogni giorno dunque, è accompagnato da una poesia, una poesia in versi liberi che dà forza e al tempo stesso completa la prosa, una poesia che sintetizza e si lega senza soluzione di continuità alla narrazione della prima persona.

Quella che Friot mette in scena qui è una scrittura diversa, almeno io l’ho senti così, rispetto alla sua solita scrittura, questa è molto più densa, se dovessi dare un colore la direi più scura, ed anche più espressiva ed emotiva, una scrittura che racconta al presente e non al passato e il motivo lo spiega l’autore nella bellissima postfazione

Sono stato un bambino, un adolescente, uno studente (di lettere), un insegnante (di francese).

Non lo sono più e lo sono ancora.

Perciò non mi sono dovuto voltare verso il passato.

Scrivo al presente. Il presente della memoria.

Che meraviglia è questo presente della memoria?!

Il giovane Bernard che incontriamo tra queste pagine a tratti mi ha fatto pensare al giovane Holden, sarà per il collegio, sarà per il viaggio di ritorno a casa, sarà per tantissimi altri motivi ma questa è stata una delle tante suggestioni che sicuramente si porta dietro l’avere a che fare con un personaggio (in questo caso autobiografico) sofferente, intimorito e forse timoroso di se stesso, che mal si adatta allo stare in una comunità di persone che si ritrovano nello stesso posto per caso. Il giovane Holden contrattacca la vita con l’ironia e le menzogne, il giovane Bernard a quell’età cerca di sparire tra la folla, in mezzo ai libri, nei bagni all’ora in cui tutti dormono e ci si può lavare senza esser visti…

Se volessimo trovare dei passaggi topici di questo romanzo ne avremmo moltissimi da trascrivere in un quadernino o da sottolineare e tenere a portata di mano ma vorrei lasciarvi con due citazioni che io mi porto dentro più di altre, una proprio dalla prima pagina, in prosa…

[…] Li amo, certo, senza dubbio, ma è un’evidenza, una necessità. sarebbe un’inferno non amarli. Li amo per precauzione, per errore. Perché si ha bisogno di amare. Ci sono slanci incontrollati che mettono in pericolo, fuori dalla propria zona di sicurezza. Quando uno ama, si espone, mette a nudo una parte di se stesso, ed è proprio lì che possono ferirti, ferire a morte.

Amare i genitori e i fratelli è un rischio minimo. E’ un amore così banale che non sconvolge, non impegna.

Amo questo genere di pensieri, mi ci diverto segretamente. E me ne vergogno. […]

ed una invece in poesia, ammesso che tra le due ci sia la distanza che le due parole vorrebbero farci credere ci sia.

Non so perché sono così.

Volete capire, chiedete spiegazioni.

Vi rispondo: non lo so.

Sono così.

Non l’ho scelto. Non lo capisco neanch’io.

Non so quel che sono.

E ho paura. Paura di me.

Cosa altro potrei aggiungere dopo questo?

Buona lettura, che abbiate 16-17 anni o che ne abbiate molti di più e vogliate ricordare il vostro presente passato.

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