School: la mia classe è un microcosmo

Questo post è scritto da Elena Poletti, in collaborazione col suo blog Immaginarie, che cura la rubrica “Libri in lingua” in uscita il primo sabato del mese.

Benvenute e benvenuti! Questo è il primo post di Libri in lingua, una rubrica nata per sbirciare con curiosità oltre confine e scoprire insieme proposte di letteratura per bambini e ragazzi non ancora pubblicate in italiano.

Sono Elena Poletti, curo il blog Immaginarie e sono davvero felice di potervi tenere compagnia per un po’ sulle bellissime pagine di Teste fiorite.

Oggi vi racconto di un libro che ha attirato la mia attenzione un mesetto fa sullo scaffale della biblioteca di un paesino sul mare in Irlanda.  Se siete qui è possibile che abbiate già fatto la conoscenza di Britta Teckentrup, autrice e/o illustratrice di svariate opere pubblicate nel nostro paese come La casa sul lago (Orecchio acerbo), L’uovo (Uovonero), Il grande muro rosso (Gallucci). 

Beh, questo libro, School  non è immediato da inquadrare quanto a genere e pubblico di riferimento.  Appartiene a quella categoria  di quei libri ibridi che si rivolgono a un target di lettori e lettrici grandicelli, ma nei quali la componente figurativa esercita un ruolo davvero primario e potente: una narrazione nella quale parole e immagini sono strettamente interdipendenti.

Nella biblioteca dove l’ho scoperto era nel scaffale degli issue books, tra i manuali di autoaiuto e i libri didattici ‘a tema’ su argomenti sociali. Una collocazione comprensibile per via delle tematiche che mette a fuoco e al contempo riduttiva per un libro illustrato che si può far rientrare nella narrativa, ma che per le domande appuntite e scomode che pone potrebbe diventare uno strumento trasversale di discussione non solo tra studenti, ma anche tra insegnanti.

Attraverso le illustrazioni di Teckentrup – calde, vivide, dal sapore vintage – entriamo tra le mura di una scuola media. Ad accompagnarci è una ragazzina di prima (sixth grade) che introduce, via via, una serie di compagni e compagne. E capiamo di non trovarci nel classico libro rassicurante sull’ambiente scolastico.  Una classe è un microcosmo, sembra dirci l’autrice in questa galleria impressionistica di ritratti di undicenni e dodicenni. Un microcosmo brulicante di attività, impietoso come la fine dell’infanzia, nel quale ogni giorno si intersecano emozioni forti, ansie, paure e sentimenti contrastanti vissuti con tutta l’intensità acerba di questa età di transizione.
Ragazzine e ragazzini – che non sono fogli bianchi ma persone con una storia, che fuori da quelle mura abitano background molto diversi – si trovano a confrontarsi con aspettative precise e talvolta regole più rigide rispetto alle loro performance accademiche.  

E allo stesso tempo devono imparare a destreggiarsi nella giungla delle relazioni tra coetanei. Si parla di bullismo, in queste pagine, come di una dinamica molto diffusa e pervasiva che tocca, direttamente o indirettamente, molti studenti e studentesse. E che troppo spesso viene minimizzata o negata dagli adulti che avrebbero il compito di vigilare e il potere di fare qualcosa al riguardo. 

Gli adulti non ne escono benissimo. La voce narrante sembra volerci mostrare la scuola come uno spaccato della società: puoi trovare degli amici, preziosi come l’aria, ma spesso dovrai affrontare anche le prese in giro, la competitività, i gruppetti esclusivi ed escludenti.
Le prevaricazioni – che a volte sono “solo” verbali, e lo stesso un pugno nello stomaco – non arrivano solo dai pari, ma anche da alcuni insegnanti. Attraverso atteggiamenti discriminatori o intransigenti, commenti tutt’altro che costruttivi, un’assenza di empatia o di ascolto. 

D’altro canto, con un po’ di fortuna ti può capitare, invece, di trovare quell’insegnante speciale che rende facile e divertente imparare, oppure sensibile e capace di incoraggiare e sostenere chi ne ha bisogno.

La voce della ragazza che ascoltiamo è un espediente narrativo. È lei a presentarci i diversi personaggi, anche se dopo poco già capiamo che ci stiamo immergendo nei pensieri e nel vissuto di ciascuno. 

Le situazioni rappresentate sono, per così dire, non stereotipate ma stilizzate, a simboleggiare dei vissuti in qualche modo ‘universali’ nei quali molte lettrici e molti lettori si potranno rispecchiare. Graffianti le domande che trapelano da queste pagine. Cos’è la bellezza e chi decide che cosa è bello? Cosa vuol dire avere successo? Vuole sempre dire avere un buon lavoro e un buon stipendio? Perché è così importante prendere sempre dei buoni voti? Cosa vuol dire davvero essere un vincitore o un perdente? 

Una lettura disturbante (in senso positivo) al punto giusto, che si potrebbe proporre già verso la fine della scuola primaria.


Britta Teckentrup, School. Come in and take a closer look. Prestel Publishing, 2020 (edizione originale Die Schule, Verlagshaus Jacoby & Stuart, 2018)

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