War horse

War horse di Michael Morpurgo edito da Rizzoli con la traduzione di Manzolelli è uno di quei libri che quando li leggi ti rendi conto di cosa voglia dire avere tra le mani un libro da cui non si torna indietro, un libro perfetto e un libro che si merita il famigerato e secondo me abusato nome di classico.

War horse è, come tutti i grandi romanzi della grande letteratura, un romanzo che ad ogni riga è molto di più di quello che è, di quello che racconta e di quello che esplicita. Ed allo stesso tempo è esattamente ciò è: una storia potente.

War horse racconta in prima persona la storia di Joey, quindi è Joey stesso che ci racconta la sua storia, dal giorno in cui viene strappato alla mamma venduto ad un’asta che è solo un puledrino, fino a quando tornerà…a casa. In mezzo c’è la guerra, la prima guerra mondiale, quella in cui ancora si combatteva come nel secolo precedente, o almeno così qualcuno pensava, e l’Inghilterra mandò a combattere oltre un milione di cavalli, tra di essi, e per fortuna tra quelli che anche tornarono in patria, c’era Joey che attraversa ogni momento della guerra in ogni condizione possibile: parte come cavallo di un ufficiale della cavalleria che muore alla prima occasione, passa ai tedeschi insieme a Topthorne, il suo amico cavallo inseparabile, dove diventa cavallo del carro ambulanza che riesce ad arrivare fino alle trincee sul campo di battaglia, poi diventa un cavallo da traino per i cannoni e poi… e poi non vi racconto tutto anche perché la storia non sta tanto qui quanto negli affetti e nelle relazioni che Joey incontra e costruisce in questo tempo martoriato che è la guerra. Il suo primo e enorme amore è Albert, il ragazzo che se ne prende cura da quando è piccolissimo, quel ragazzo che si arruolerà nel corpo veterinario dell’esercito inglese solo per andare a ritrovare il suo amico Joey in guerra, ma poi ci saranno alcuni ufficiali e soldati semplici sia dell’esercito inglese che tedesco, e poi c’è Topthorne, cavallo magnifico che lo proteggerà fino alla fine, e poi ci sono Emilie e suo nonno che si prenderanno cura e ameranno Joey e Topthorne fino a rischiare la loro vita per loro.

Se ve lo state domandando allora ve lo svelo ma non vi dirò come e quando perché il romanzo è intenso, commovente, sorprendente e va letto tutto, ma Albert e Joey si ritroveranno in un modo incredibile!

Ok, è evidente che se amate le storie di amicizia profonda questo romanzo vi piacerà e se amate i cavalli vi piacerà ancora di più, ma non è questo, non è solo questo che rende War horse quello che è: Morpurgo riesce a costruire una narrazione quasi epica, con la guerra e i suoi massacri al centro, assumendo un punto di vista non solo specifico ma basso, quello di un animale. La guerra vista e raccontata da un animale, la follia umana per eccellenza che si rivela in ogni sua parte d’orrore e ci riesce ancora di più proprio per questa focalizzazione scelta. Morpurgo ha la guerra come suo topos narrativo, anzi, sarebbe meglio dire la pace, ma la pace può vincere solo se si ha consapevolezza di cosa sia l’inferno della guerra ed ecco che Joey è lì per raccontarcelo momento per momento ed anche per raccontarci però come nell’inferno ci sia sprazzi di felicità là dove il singolo uomo o la singola donna emergono dalla massa.

Quante volte torna nella memoria dei dialoghi tra umani di Joey l’argomento che esplicita il fatto che la guerra si sarebbe potuta evitare parlandosi da persone, verso la fine assistiamo ad un dialogo e ad una scena pazzesca tra un tedesco e un inglese che decidono chi prenderà Joey per mettere in salvo dopo che si è ritrovato solo in quella terra di nessuno che è lo spazio fangoso e osceno che separa la trincea di un fronte da quella dell’altro. Tedesco davanti ad inglese che escono dai loro schieramenti con i fazzoletti bianchi alzati per andare a salvare un cavallo e che si accordano scegliendo il meglio per l’animale. Sembra fantascienza e invece leggendo vi renderete facilmente conto che si tratta “solo” di umanità.

Il tono narrativo, sì forse è il tono a rendere la narrazione ciò che è, questa focalizzazione che permette all’autore di cambiare del tutto le priorità e concentrarsi sull’essenziale: la vita, l’amore, la forza che ne deriva.

Ecco, diciamo che leggendo War horse dovrebbe essere chiaro cosa voglia dire scrivere un grande romanzo, uno di quei romanzi che non si può non leggere e non portare nel cuore e che ancor di più si deve tenere depresso quando soltanto si pensi di scrivere per ragazzi, un modello è un modello, Michael Morpurgo lo è, ca va sans dire, War horse lo è.

Modello di scrittura e modello di umanità, uno dei più bei romanzi di sempre contro ogni guerra.

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