American born Chinese

Care teste fiorite,

oggi vorrei ragionare con voi su un graphic novel, un libro a fumetti se preferite, dalla struttura davvero interessante e che merita attenzione. Il libro di oggi dunque è American Born Chinese di Gene Luen Yang edito da Tunué con la traduzione di Omar Martini. Come dedurrete sin dalla copertina dove campeggia il simbolo del Will Eisner award, questo libro ha vinto un sacco di premi negli USA e vorrei provare a capire insieme a voi il perché e il cosa lo fa arrivare sperando da noi mantenga la stessa forza che ha avuto oltre oceano.

Praticamente impossibile riassumere la trama di American Born Chinese visto che l’intreccio non solo regna sovrano e domina la narrazione ma scombussola talmente tanto le carte in gioco da rendere sostanzialmente impossibile una ricostruzione in poche righe, e d’altra parte, come sapete, le trame mi interessano ben poco, quindi proviamo a puntare su ciò che invece ci interessa… In questo graphic novel non si racconta la storia di un protagonista ma di ben 3 le cui vicende si intrecciano e intersecano a tal punto da lasciarci sospesi per tutta la narrazione fino al colpo di scena finale in cui i tre personaggi quasi si ritrovano in una trinità che si riduce ad uno. Ve l’ho detto, è impossibile da spiegare, ma almeno vi dico chi sono i 3 personaggi: apre la nostra storia Re Scimmiotto personaggio della tradizione mitica cinese, e poi ci sono Jin e Chin-Kee, il libro procede per delle specie di capitoli introdotti dall’immagine di uno di questi tre personaggi a farci comprendere che stiamo cambiando prospettiva e ambientazione e aiutare un minimo il lettore ad orientarsi.

Tutta la narrazione, dall’inizio alla fine comprendendo persino le assurdità di Re Scimiotto, ruota attorno ad un elemento esplicito e tutto sommato semplice rispetto alla complessità con cui viene trattato: abbiamo a che fare con un ragazzino, anche più ragazzini, di origini cinesi la cui provenienza non riesce a passare inosservata né a venire “semplicemente” accolta e integrata nell’ambiente scolastico. E’ come se il personaggio, chiunque sia “di turno” alla narrazione, fosse sempre fuori luogo, al posto sbagliato nel momento sbagliato anche lì dove, come nel caso di Jin, protagonista portante a cui poi tutti i fili narrativi torneranno, si trova nell’unico posto dove un ragazzino deve stare e trovare il proprio ruolo: in classe, a scuola, nella relazione tra pari.

La contrapposizione è esplicita ed insistita e riguarda lo stereotipo “dell’occidentale” contrapposto a quello “dell’orientale”, cinese in questo caso specifico, un argomento molto frequente e molto trattato nella letteratura per ragazzi americana ma non così presente in quella italiana in cui raramente ho incontrato presenze orientali rese protagoniste e ancor meno ve ne sono in libri degni di una qualche attenzione per la loro qualità narrativa.

Anche per questo mi ha intrigata e incuriosita American Born Chinese: una complessità narrativa interessante che racconta una storia non così narrata nelle nostre case e scuole italiane in cui i ragazzi di origini cinesi spesso fanno vita a sé con le loro comunità e con enormi difficoltà di integrazione anche quando, come nel caso di Jin, sono nati nel Paese in cui è loro toccato di vivere per le scelte dei genitori.

Si sommano e complicano moltissimi aspetti nella narrazione di American Born Chinese che spero vivamente trovi il suo posto nello scaffale dei fumetti della biblioteca scolastica o di classe, ma l’elemento sicuramente più originale è la costruzione narrativa che vi scivola da tutte le parti perché prende la forma scivolosa della storia che sta raccontando. Un fumetto che sicuramente catturerà tantissimi lettori e lettrici delle secondarie e che ancora una volta mi ha convinta, qualora ce ne fosse ancora bisogno, della complessità del linguaggio narrativo del fumetto. Il prossimo che in mia presenza sottovaluterà la qualità della narrazione per fumetto si beccherà un American Born Chinese da leggere in punizione, tanto per sperimentare quali e quante capacità di lettura, del tutto specifiche, un lettore e una lettrice di fumetti sviluppa nel tempo.

Ma se vi incuriosisce approfondire la questione della complessità e storia del linguaggio del fumetto non mi resta che rimandare alla bellissima rubrica noccioline video con Andrea Artusi e ancora di più al corso on demand Fumetto. una magia lunga più di un secolo!

p.s. per chi si dovesse appassionare alle vicende intricate di Jin e i suoi alter ego segnalo che è già uscita negli USA ma tra breve ci sarà anche in Italia, la serie tv sul canale di Disney+!

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