Il posto dei libri: la biblioteca scolastica

Questo post è scritto da Lucia Schiralli che cura la rubrica “compagni di classe” in uscita a giovedì alterni

Ciao a tutti e bentrovati!

Ho deciso di dedicare il mio contributo di novembre alle biblioteche scolastiche.

Sperando che, alcune iniziative di carattere nazionale appena concluse come ioleggoperchè  o la generosità di familiari e amici dei nostri alunni continuino a implementare il patrimonio librario scolastico, risulta utile sapere come gestire queste nuove acquisizioni.

Innanzitutto, occorrerebbe che i nuovi libri fossero più o meno in linea con la mission della biblioteca.

Sembra scontato, ma a volte non lo è, sottolineare quanto sia importante, se non necessario, vagliare le donazioni e curare con attenzione gli eventuali suggerimenti per l’acquisto di nuovi testi.

La biblioteca scolastica non è una biblioteca di conservazione e pertanto avrebbe continuamente bisogno di nuove e differenti risorse (la bibliodiversità) per innovare e rinnovarsi nella pratica didattica, divenendo il cuore pulsante dell’istituto.

L’acquisizione di nuovi volumi dovrebbe avvenire prestando molta attenzione anche agli spazi che si hanno a disposizione. Se la biblioteca è piccola occorrerà, qualora le nuove acquisizioni fossero numerose, procedere al processo di revisione e (eventualmente) di scarto di volumi già esistenti. I libri non richiesti, che da anni non vanno più in prestito, potrebbero ad esempio essere messi da parte, come anche quelli rovinati o stracciati.

Parliamo chiaramente di libri di narrativa moderna, di edizioni recenti, a esclusione dei fondi storici, dei libri antichi o di edizioni rare. La realtà italiana a tale proposito è molto variegata e, accanto a biblioteche scolastiche organizzate e efficienti, ve ne sono altre che non hanno né inventari né cataloghi. I libri, una volta arrivati in biblioteca, possono essere presi in prestito dal singolo alunno o dall’intera classe. Il prestito può essere gestito in vario modo, attraverso appositi programmi, ma anche semplicemente, laddove non ci fosse altro, registrando su fogli cartacei o Excel, le entrate e le uscite dei volumi, qui trovate anche alcuni strumenti preparati da teste fiorite ad hoc.

Consiglio sempre di segnare anche la data, non per imporre tempi di lettura, che potrebbe diventare per i nostri alunni un vero e proprio deterrente, ma semplicemente per avere la situazione in mano. Un’attività che suggerisco, inclusiva e divertente, è quella di far scrivere dagli stessi ragazzi il “Regolamento degli utenti”.

In questo “documento” dovrebbe essere contemplata la possibilità che un libro venga rovinato o addirittura perso. I libri non sono degli oggetti sacri, dobbiamo, a mio avviso, cercare di modificare o scardinare questa idea che, chiaramente, allontana i ragazzi dalla lettura. Gli alunni devono avere il piacere di sfogliare un libro, non il timore di rovinarlo o di strappare accidentalmente una pagina (cosa che potrebbe accadere anche ad un adulto). Se dovesse verificarsi questa malaugurata ipotesi, potremmo invitare l’autore dell’atroce delitto a comprare un’altra copia dello stesso volume o, nel caso in cui non dovesse riuscire a reperirlo, acquistare un altro a lui gradito. Codificare e istituzionalizzare questa ipotesi, dal punto di vista dei ragazzi, aiuterebbe i nostri piccoli utenti ad avvicinarsi più serenamente alla lettura. I libri devono vivere nella pratica didattica quotidiana, non sono avulsi dalla realtà, ne fanno parte e quindi, possono essere persi, prestati senza ritorno, rovinati o accidentalmente stracciati.

Mi è capitato molto spesso, anzi, mi capita ogni anno, come referente della biblioteca della mia scuola, di veder scomparire dei volumi; ricordo, alcuni anni fa, che un ragazzo fece accidentalmente cadere in acqua L’incredibile storia di Lavina. Quando me lo riconsegnò, lo riconobbi a malapena perché era triplicato di volume e le pagine, si erano gonfiate talmente tanto, da rendere la lettura non proprio agevole. Dopo alcuni minuti, che mi servirono per riprendermi dallo shock e ritornare in me, proposi di modificare la storia, immaginando che l’anello magico facesse trasformare tutto in acqua, anziché in cacca.

Cerchiamo quindi di essere comprensivi e di sdoganare l’oggetto libro da etichette che non gli sono proprie. Potremmo ad esempio creare, e affiggere, la lista dei libri scomparsi, una sorta di “wanted”, dichiarando pubblicamente la situazione magari facendo disegnare loro la copertina dei libri in questione. Questa attività, ve lo assicuro, risulta davvero inclusiva e accattivante per tutti poiché, qualora gli alunni non vogliano disegnare le immagini di copertina, possono cercarle su internet e convertirle in QR Code. Sono disponibili in rete numerosi siti gratuiti che creano questo genere di codici, ve ne segnalo uno molto semplice, a titolo meramente informativo qui

L’attività potrebbe rientrare (io nella mia classe lo sto facendo) nella programmazione di Educazione civica, per trattare l’uso consapevole del digitale. Una volta personalizzati e stampati i codici, sempre con la presenza del docente, i ragazzi, anche e soprattutto di altre classi, potrebbero recarsi in biblioteca con il tablet, inquadrare il foglio stampato e guardare la copertina dei libri che non si trovano più. Nella mia prima media abbiamo iniziato così e ora ci divertiamo a creare codici per espandere il libro e aumentarne la lettura in modo semplice e veloce. Un’altra attività interessante potrebbe essere quella dell’intervista al compagno (magari di un’altra classe), per scoprire interessi extrascolastici, e da questi partire per la “Caccia al libro”. Cercare libri sulle passioni proprie o su quelle dei compagni risulterà un’attività piacevole e stimolante. Si potrebbe creare uno scaffale intitolato “Libri per passione” per inserire libri o suggerimenti di lettura su cartaceo, suddivisi per sfere di interesse.

Questo lavoro, svolto in una seconda media, potrebbe diventare interdisciplinare e coinvolgere, ad esempio, i colleghi di lingue straniere. Se la scuola possedesse poi un giornalino, si potrebbero invitare gli alunni a scrivere un articolo,  uno per ciascun numero, sulle attività che si svolgono in biblioteca. Il primo articolo potrebbe riguardare il regolamento della biblioteca, la gestione dei prestiti, gli orari e i giorni di apertura. Le attività da svolgere in biblioteca sono numerosissime, pensiamo ai gruppi di lettura, alla lettura ad alta voce, alla continuità o all’orientamento. 

L’open day che, ogni anno, a partire dal mese di dicembre, si pone come momento fondamentale della vita di un istituto scolastico, potrebbe avere la biblioteca come spazio privilegiato di accoglienza per genitori e alunni che si affacciano per la prima volta alla nostra scuola.

Quest’anno ho deciso, proprio in occasione dell’open day, di dar vita a una serie di attività che andranno sotto il nome di “Scuola: distruzioni per l’uso”. La biblioteca si trasformerà in un’aula diversa, in cui si proporrà un modo altro di fare scuola. Inizialmente i ragazzi leggeranno brani tratti da libri in cui si denuncia chiaramente il sistema scuola come poco inclusivo e accattivante. Partirò da Diario di scuola di Pennac e da Lettere di un cattivo studente di Gaia Guasti. 

Collegandoci poi su YouTube, ascolteremo brani musicali con riferimenti espliciti a opere letterarie come, ad esempio, Paolo e Francesca dei Murubutu, tratto da Infernum.

oppure canteremo insieme agli Oblivion, raccontando diversaMENTE i Promessi Sposi (in 10 minuti), potete vedere il video qui.

Racconteremo insomma tutt’un’altra storia anche attraverso albi illustrati e i libri senza parole, salteremo fuori dalla solita trama e,  insieme a I tre porcellini di Wiesner, voleremo fra le pagine dei libri.

Alla prossima e…buona lettura!

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