La trilogia di Suzy Lee

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

L’onda

Shadow

Mirror

Età: dai 5 anni
Pagine: 40
Formato: 18,5 x 31
Anno: 2008, 2003, 2010
Editore: Corraini
Autore: Suzy Lee

Oggi in cartella non uno, ma ben tre libri!
Rettangolari, media grandezza, copertina rigida. Stesso autore, stesso formato, ma di diverso orientamento cartografico. I libri sono tre silent book, pensati e illustrati dal genio di Suzy Lee.

La trilogia di Suzy Lee

Mi accostai a questi tre capolavori, nel lontano 2015, quand’ero ancor più inesperta di oggi riguardo agli albi illustrati. Partecipavo ad un bellissimo gruppo di lettura organizzato da Teste Fiorite e chiamato “Libro peloso” in onore del “Mostro peloso” di Henriette Bichonnier. Ogni volta imparavo tantissimo e tornavo sempre felice e arricchita da quegli incontri. Venivo a conoscere aspetti degli albi che mai avrei immaginato se mi fossi fermata ad uno primo sguardo al libro.

Suzy Lee con i suoi colori, il suo tratto a carboncino, le sue narrazioni semplici ed enigmatiche allo stesso tempo, mi aveva conquistata. Ed ero proprio come la protagonista, nella pagina al di qua, anzi forse ancora un po’ più in qua, incuriosita e intimorita da quei libri che avevano tanto da dire e da dirmi.

Ma torniamo in classe…

Pregustavo da tempo il giorno in cui avrei portato in classe questi tre libri. Ho atteso e coltivato questo momento, pensando ad un’attività ad hoc.

Adoro l’apprendimento per scoperta, il non offrire ai bambini soluzioni preconfezionate, ma lasciare che siano loro gli artefici della scoperta e che di questa scoperta siano fieri e consapevoli. L’apprendimento per scoperta prevede la possibilità di apprendere qualcosa di nuovo in un ambiente noto o non noto. In questo caso siamo nell’ambito della lettura. La proposta è quella di tre libri senza parole.

Cosa ci sarà mai da scoprire?

Molto, moltissimo.

Dalla storia intessuta tra le pagine, all’uso dei colori, all’orientamento cartografico del libro, ad altre infinite osservazioni attinenti.
Ebbene ho invitato i bambini ad andare oltre il “limite” delle loro certezze per lasciarsi stupire da qualcosa di nuovo. Per superare questa soglia ho scelto proprio la trilogia del limite di Suzy Lee.

La cosa meravigliosa di tutto ciò?

I bambini hanno colto autonomamente tutte le attenzioni pensate da Suzy e narrate nel suo saggio “La trilogia del limite”. Per me è stato davvero curioso ed estremamente interessante.

Questa volta non sono partita dalla lettura. O meglio, non sono partita dalla lettura ad alta voce fatta da me in classe. Avrebbe influenzato troppo la ricerca, per cui ho lasciato spazio per una lettura autonoma individuale seppur in piccoli gruppi.

Ci siamo recati in biblioteca per un laboratorio da me pensato:

La Trilogia del Limite

“Prendete una penna e… andiamo in biblioteca” [la biblioteca scolastica si trova al piano primo del plesso, la nostra aula al secondo].
“Chiara, ma il lunedì a quest’ora non c’è il dettato?”
“Andiamo a cambiare i libri?”

“No, non servono i libri, basta una penna”.

Incredibile come abbiano bisogno di conoscere il programma della giornata. Eppure sono bambini. A volte sembrano piccoli adulti che per esser sereni hanno bisogno di calendarizzare tutto. Invece, un imprevisto può avere dei risvolti interessanti, sulla gestione, sull’organizzazione dei tempi, sulla possibile soluzione di un problema.

Ho scelto di andare in biblioteca per “cambiare aria” e per avere più spazio libero a disposizione. Anche l’ambiente contribuisce all’apprendimento. Far due passi per raggiungere la grande stanza al piano di sotto, proporre un’attività diversa, cambiare i programmi… aiuta a rompere gli schemi

[Attenzione: gli schemi non coincidono con le buone prassi. Gli schemi funzionano finché hanno una struttura flessibile. Quando diventano rigidi si trasformano in cattive abitudini da cui anche il “Si è sempre fatto così…”].

La novità, invece, è funzionale all’attenzione.

La biblioteca è un luogo ampio, luminoso, con molte finestre e molti libri. Al centro tre grandi tavoli che si prestano bene ai lavori di gruppo.
Su ciascun tavolo ho collocato un libro di Suzy Lee.
Sul primo: “L’onda”
Sul secondo: “Mirror”
E sul terzo: “Shadow”

Ho invitato i bambini a suddividersi liberamente in gruppi di sei.
Poi ho consegnato a ciascuno un foglio con l’attivatore grafico che avevo precedentemente realizzato e fotocopiato.

Ho quindi spiegato in cosa consisteva l’attività. Avrebbero avuto la possibilità di leggere, sfogliare, osservare, analizzare ciascun libro per 7 minuti, prima di passare – in gruppo – al libro seguente, nel tavolo successivo. Rotazione in senso orario. L’obiettivo era quello di completare lo schema con più informazioni possibili nell’arco di tempo dato.

Tre… due… uno… via!

Non c’era il tempo per distrarsi.
Non c’era il tempo per far battute
Non c’era il tempo per copiare dal compagno
Incredibile come in un paio di secondi l’immersione nella lettura di questi Silent book abbia diffuso silenzio ovunque. Ognuno ha lavorato concentrato.
Le parole non servivano più.

Si è rivelato un laboratorio silenzioso. Tutti erano impegnati come fosse una sfida.
Allo scoccare del tempo un timer scandiva il cambio tavolo.

Al terzo giro:

“Chiara, ma sono tutti dello stesso autore?”
“Dietro al foglio posso scrivere delle osservazioni riguardanti tutti e tre i libri?”
“Chiara ora ho capito perché non scambiavi i libri sui tavoli, ma giravamo noi… molto più divertente così!”
“Chiara, però, “Shadow” non è proprio un Silent perché c’è scritto il «click!» della luce e «The dinner is ready»”
[Stanno diventando pignoli e sofisticati… e son soddisfazioni!]

Debriefing:

Vi è piaciuto questo laboratorio di Silent Reading?

“Molto!”
“Bellissimo Chiara, sai perché? Perché sembrava un gioco e avevi un tempo per fare le cose”
“È vero, sembrava una gara, anche a me è piaciuto un sacco!”
“A me non è piaciuto, cioè mi sono piaciuti i libri, tutti e tre, ma dover scrivere no, non mi piace e sul foglio mi faceva confusione”
“A me i sette minuti mi mettevano un po’ d’ansia, avevo paura di non finire in tempo”
“Mi è piaciuto L’onda, c’erano pochi colori e l’azzurro risaltava un sacco”
“Beh pochi, c’era il bianco, il grigio, il nero e l’azzurro”
“Ah ok, è vero, ma il bianco non lo avevo considerato anche se forse è quello che fa risaltare così bene l’azzurro. Comunque negli altri due, Shadow e Mirror c’è molto più nero”
“A me sono piaciute moltissimo le immagini speculari in Mirror

E ancora…

“A me è piaciuto molto Mirror perché mi sono ritrovata nella bambina. Anch’io davanti allo specchio faccio sempre facce e mosse diverse e mi affascina che lo specchio cambi in base a come sono io. Cambia sempre”
“Quelli che mi sono piaciuti di più sono quelli che ho capito meno. Quello che ho capito di più è L’onda
“In Shadow la bambina prima gioca con le ombre, mescola l’ombra prodotta dagli oggetti alla fantasia. Poi entra nell’ombra”
“A me è sembrato che l’autrice disegnasse proprio l’ombra delle cose”
“La bambina si specchia, gioca, si diverte, poi rompe lo specchio e si ritrova da sola”
“Alla fine questi libri sono simili, cioè si inizia con una cosa che poi si mescola… non so bene come spiegare, la struttura è la stessa”
“Mi sono piaciuti molto questi libri, tutti e tre”
“Secondo me L’onda ce lo avevi già portato in prima o in seconda”
“Chiara, poi ci lascerai questi libri a disposizione? Vorrei pensare a una storia da raccontare”

Chiedo: “Sapete cosa significano i titoli?”

Mirror è specchio”
Shadow spada?”
“Ma no… sarà ombra”

Da un primo riscontro sono emersi degli elementi condivisi da tutti:

  • la solitudine della bambina protagonista che funge da innesco per inventare giochi e amici immaginari.
  • l’immaginazione si mescola con la realtà e viceversa. Da quest’incontro nascono cose nuove.
  • l’uso dei colori, pochi ma intensi, prima schizzi poi tinta unica forte e diffusa

Durante il laboratorio hanno provato sinteticamente ad individuare le storie sottostanti ciascun albo illustrato. Hanno osservato il formato. Hanno studiato i colori. Hanno fatto osservazioni.
Tutti e tre i libri pur avendo le medesime dimensioni, hanno infatti un’apertura e un orientamento grafico diverso: in orizzontale (L’onda), in verticale (Mirror), in orizzontale con sviluppo verticale (Shadow).

Ecco qualche appunto che mi ha colpita particolarmente

“Nel libro L’onda, la bambina all’inizio ha paura dell’acqua, poi ci entra. Poi arriva una grande onda che bagna tutti, sia la bambina che i gabbiani. Alla fine si convince che è bello e non ha più paura”.
“In Mirror c’è una bambina triste che trova una migliore amica. All’inizio fanno le stesse cose, poi iniziano a fare cose diverse. Infine una scompare”.
“In Shadow c’è una bambina che si diverte a ballare e a vedere l’ombra”.
“In Mirror la storia parla di una bambina che non sembra felice. Questa bambina si sta specchiando. A un certo punto lo specchio si rompe e il riflesso della bambina sparisce”.
“In Mirror c’è una bambina che si guarda allo specchio e vede una sua copia, così per cercare di non farsi più seguire da lei fa cose differenti ma il riflesso la segue sempre”.
“Ho notato che nella prima pagina la bambina non si vede specchiata perché non si sta guardando. Nella pagina successiva sì”

“In Shadow una bambina sta giocando in magazzino e da una parte è un mondo reale e dall’altra parte è un mondo immaginario”.
“In Mirror la bambina crede di avere una gemella (lo specchio), poi però lo specchio si rompe e lei si ritrova sola”.
“In Mirror una bambina scopre uno specchio e ci gioca assieme. Poi arrivano un sacco di colori, ma a un certo punto viene risucchiata dallo specchio. Iniziano a ballare poi smettono e si arrabbiano”.
“In Shadow i colori sono bianco, nero e giallo. Si vede che da un lato c’è il disegno e dall’altro la sua ombra. Piano piano il giallo aumenta”

“In Shadow le immagini sono sia in orizzontale che in verticale”

Nelle osservazioni libere…

“Dopo la grande onda il cielo da bianco diventa azzurro. Così ho capito perché l’autrice ha scelto “L’onda” come titolo: è proprio un’onda a cambiare la storia!”

Qualche giorno più tardi

In classe abbiamo ripreso in mano i libri e li abbiamo riletti.

La trilogia del limite


Questa volta ero io a sfogliare ciascun libro, partendo dall’ordine da loro scelto.
Prendo “L’onda”, lo apro, rimango in silenzio, aspetto, poi dico… “Una bambina…”
“Ma nooo Chiara, non le diamo il nome?”
“È la stessa in tutti e tre i libri?”
“Come potremo chiamarla?”
“Suzy”
“Fatta!”

“Suzy è in riva al mare. Lo osserva. Si avvicina. I gabbiani con lei. L’acqua la incuriosisce. E spaventa. Allo stesso tempo. Poi si fa coraggio e sfida il mare, sicura, dalla propria postazione sul bagnasciuga, ma accade qualcosa di inaspettato.”

Hanno provato a riordinare i testi in stile fabula, ossia seguendo un ipotetico ordine cronologico. Osservando la bambina protagonista. Hanno sentenziato di comune accordo:

“È la stessa bambina”.

“Prima c’è L’onda è ovvio, la bambina è più piccola e anche il gioco che fa è un gioco che si fa quando si è piccoli, anch’io lo facevo, mi ricordo…”
“È vero”

[Segue un fiume di racconti pertinenti e ricordi d’infanzia…]
“In ordine ho pensato ci fosse prima Mirror e poi Shadow, sempre seguendo il ragionamento del tipo di gioco fatto”
“Anche guardando i capelli, si vede quando la bambina è più grande o è più piccola”.

Di fatto l’ordine di pubblicazione dei tre testi è: L’onda – 2008, Shadow – 2010 e Mirror – 2003 e smentiscono questa teoria, ma la parte interessante è il ragionamento.

Mentre stavamo parlando della piega della pagina, che loro hanno identificato come barriera, una mia alunna, lettrice forte, dallo spirito d’osservazione acuto mi ha detto:
“Sai, Chiara, a me a cosa ha fatto pensare? Quando Alice cade giù ed entra nel mondo fantastico”

Ecco, anche Suzy Lee era partita da questo input.

Da “La trilogia del limite” di Suzy Lee

Lo trovo interessantissimo!

“In ciascuno di questi libri c’è una specie di barriera. All’inizio la bambina è un po’ timorosa e sta al di qua, poi invece entra”
“È come se ci fossero due mondi paralleli”

Da “La trilogia del limite” di Suzy Lee


“Poi le due realtà si fondo e alla fine una prevale sull’altra… è successo ne L’onda, poi l’acqua è azzurro ed è ovunque, sul vestito (bagnato) e in cielo, in Mirror si rompe lo specchio, in Shadow non si capisce se è tutta luce o tutta ombra”
Un’altra alunna ha ribadito: “A me piacciono i silent book, sai perché? Ciascuno può ritrovare la storia adatta per sé. Il mio preferito comunque è stato Shadow

Ed ecco cosa dice Suzy Lee in riferimento a Mirror:

In questo libro, i lettori vedono quello che vogliono vedere.

Qualsiasi riferimento al test psicologico di Rorschach è voluto.

Da “La trilogia del limite” di Suzy Lee

Alla fine ciascuno ha prodotto la propria macchia speculare e in essa qualsiasi cosa poteva vedere e prendere spunto per una nuova storia.

La trilogia del limite – laboratorio illustrazione

Le simmetrie hanno affascinato anche i matematici del gruppo, conquistando il loro interesse e la loro attenzione.
“Le macchie che sembrano farfalle”
“Sì, le macchie speculari con cui avevamo realizzato la luna
(in “Chouchou e la luna” di Elisabetta Garrili)

Connessioni

Un libro tira l’altro e anche la capacità di fare inferenze va stimolata e coltivata.
Ci sono altri testi che abbiamo letto nel corso di questi anni che utilizzano la piega del libro attivamente, cioè con un ruolo ben preciso:

“È vero… non ci avevo pensato”

Infine…

Un’attività in stile Harry Potter riprendendo lo “Specchio delle brame” della Rowling e mostrando alla lavagna multimediale lo spezzone del film. Harry di fronte allo specchio non vede se stesso, ma ciò che desidera di più, ciò che lo renderebbe davvero felice.

Prendendo spunto da questa scena, ciascun bambino era invitato ad avvicinarsi ad un grande specchio (portato in classe per l’occasione) e ad osservarsi provando ad immaginarsi nel futuro. Cosa avrebbe fatto «da grande?», cosa lo avrebbe reso felice?

“Davanti allo specchio mi guardo, mi osservo, scrivo…cosa vedo? Mi descrivo.
Cosa provo? Come mi sento? A mio agio? A disagio? Perché? Scrivo.
Lo specchio cosa mostra? Mostra me… dentro, fuori? Pensieri, paure… Luci e ombre…
Nel futuro come sarò? Chi sarò?”

La trilogia del limite – attività di rielaborazione
La trilogia del limite di Suzy Lee
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