Un senso di casa: tre proposte di albi illustrati

Questo post è scritto da Elena Poletti, in collaborazione col suo blog Immaginarie, che cura la rubrica “Libri in lingua” in uscita il primo sabato del mese.

Amiche e amici di Teste fiorite, sono molto contenta di essere di nuovo ospite di queste pagine per sbirciare insieme a voi oltre confine!


Oggi vi propongo tre albi illustrati provenienti dal mondo anglofono che hanno in comune un focus sul senso di casa: che cosa consideriamo casa, quando ci sentiamo a casa, cosa succede se dobbiamo lasciarla?

Over the shop

Iniziamo da Over the Shop, un incantevole libro senza parole nel quale si intrecciano le idee di casa e di comunità.

Ha la sceneggiatura di JonArno Lawson – probabilmente lo ricorderete per Fiori di città, edito da Pulce – e le illustrazioni di Qin Leng, che forse avete già incontrato tra le pagine di Una famiglia è una famiglia…sempre!, edito da La Margherita, e in inglese è pubblicato dalla Penguin Random House.

Una mattina come tante incontriamo una bambina che vive nell’alloggio adiacente al negozio di alimentari gestito dalla nonna (che potrebbe essere anche un nonno – diversi personaggi del libro non sono connotati in modo definito rispetto al genere). La bambina dà una mano in casa e in negozio, è molto autonoma e
intuiamo che si sente un po’ sola. Allo stesso modo, intuiamo che la nonna è affaticata e avrebbe bisogno di aiuto: il negozio è un po’ trascurato, ci sono pochi clienti e probabilmente anche i soldi scarseggiano.
Allora si decide a mettere in vetrina un cartello per affittare l’appartamento al piano di sopra.

Anche quest’ultimo, però, è in pessimo stato e richiederebbe parecchi lavori per essere sistemato. Uno dopo l’altro, i potenziali affittuari lo visitano e se ne vanno. Fino a che, quando la nonna stava per rinunciare, arriva una giovane coppia che accetta di prendere l’alloggio in affitto. E con fantasia ed energia,
aiutata dalla bambina desiderosa di fare amicizia, inizia ad aggiustarlo, fino a trasformarlo in una casetta davvero accogliente.

Ma la trasformazione non si limita all’appartamento: la coppia, con tatto e delicatezza, comincia a prendersi cura anche del resto dell’edificio, a dare una mano alla nonna, a rendere piano piano il negozio un luogo più vivace e vissuto dagli abitanti del quartiere, dando vita ad cambiamento gentile che inizia a
propagarsi al di fuori di questa nuova famiglia allargata.

The blue house

Il secondo albo di cui vi voglio raccontare è The Blue House di Phoebe Wahl, autrice e illustratrice che personalmente adoro. In Italia la conosciamo per Le galline di Sonya (ed.Natura e Cultura), ma vi consiglio di scoprire assolutamente il suo favoloso Little Witch Hazel, oltre a Backyard Fairies.
In The Blue House – edito dalla Knopf Books – ritroviamo il tratto caldo e vibrante e lo sguardo profondo di questa autrice.


Leo vive con il papà in affitto nella Casa Blu, che è, appunto, blu, un po’ decadente ma meravigliosa. In giardino c’è spazio per un tappeto elastico, un orticello e tanti girasoli. All’interno l’intonaco si sgretola un po’, ci sono crepe qui e là e sul tetto cresce il muschio. Ma è la loro casa, una casa molto vissuta e molto amata. In inverno ci sono un sacco di posti dove giocare a nascondino e rilassarsi, lui e il papà si scatenano a ballare e le stanze si riempiono del profumo delle torte cotte per creare tepore quando il vecchio sistema di riscaldamento si blocca. D’estate Leo può giocare tutto il giorno all’aperto e raccogliere lamponi e pomodori. Ma nel quartiere spunta un cantiere dopo l’altro: le case più vecchie vengono demolite per fare spazio a nuovi condomini. E un giorno arriva la notizia che temevano: il loro proprietario ha venduto la casa blu, che verrà demolita.

Leo è profondamente triste e arrabbiato e il papà lo aiuta a sfogare insieme a lui le emozioni forti e il senso di ingiustizia e impotenza che prova. Arriva il momento di traslocare, e la nuova casa sembra fredda e vuota. Ci vorranno tempo, creatività, rituali vecchi e nuovi perché inizi a sembrare la loro casa.
Fondamentale qui il ruolo del papà che vede e riconosce i sentimenti del bambino e propri e permette al figlio a sua volta di attraversarli e dare loro un nome. Perché quello che rende casa la casa sono loro due, il loro legame, il loro tempo condiviso. Ma lo stesso perdere e vedere scomparire il posto dove era cresciuto
è destabilizzante e triste per il bambino, e quindi qualcosa che va rielaborato.

Home

La terza proposta di cui vi racconto è Home di Tonya Lippert, illustrato da Andrea Stegmaier, edito dalla Magination Press.

Questo albo, la cui ispirazione nasce dall’esperienza personale di Lippert, narra con delicatezza la storia di due bambini che si ritrovano ad essere senza tetto.

Incontriamo Claire e Wes che vivono nella Casa Marrone. I due fratellini si muovono con serenità nel loro spazio e tempo quotidiano, giocando a nascondino e progettando avventure.

Ad un certo punto, succede qualcosa di grosso, un grande cambiamento con grandi parole pronunciate dai grandi. La loro famiglia deve lasciare l’unica casa che i bambini conoscessero. Ed inizia un lungo periodo nel quale saranno prima ospiti di amici, spostandosi da un divano all’altro.
Poi il divano diventa un rifugio temporaneo, un posto dove fermarsi e aspettare che si liberi un posto per loro in una casa popolare. Passano i mesi, è autunno, Claire e Wes tornano a scuola e la loro vita continua, i giochi con gli amici e le attività scolastiche come un collante che ricomincia a dare loro un senso di
continuità in un periodo nel quale molte altre certezze vengono a mancare.

All’inizio non raccontano agli amici cosa è successo loro, ma poi le domande difficili a cui non trovano risposte spingono sia loro, sia i genitori a cercare aiuto anche nell’elaborare il loro senso di perdita.
Arrivano l’inverno e la gioia di poter chiamare di nuovo un posto casa per davvero: la famiglia di Wes e Claire si trasferisce nella Casa Blu. I fratellini si riabituano con sollievo ad avere un ambiente stabile di riferimento, ma nel frattempo sono stati aiutati dai grandi a capire che la vera costante di tutto questo periodo tumultuoso sono stati i legami affettivi, ciò che ha tenuto insieme il nucleo familiare e l’ha reso ‘casa’ anche nella precarietà di questa situazione difficile.
Il linguaggio – con il gioco di parole tra nowhere, anywhere e somewhere che si ripetono – e le scelte cromatiche adottate – con il colore ad evidenziare i bambini e gli ‘scampoli’ di realtà vicino a loro, che sono parte del loro mondo affettivo, e il bianco e nero a rappresentare le situazioni di disagio o estraneità – contribuiscono a dare sfumature di complessità alla narrazione.

Home mi è sembrato un albo molto sensibile che non semplifica né banalizza un vissuto pesante e restituisce le reazioni emotive dei piccoli protagonisti.
L’autrice ha spiegato di averlo voluto realizzare sia per dare ai bambini e bambine che vivono esperienze simili una storia nella quale rispecchiarsi, sia per accrescere nei piccoli lettori e lettrici che godono di una maggiore sicurezza abitativa l’empatia verso chi si trova ad essere senza una casa.
È implicita nel suo messaggio l’idea chiave che situazioni come quella che vivono Claire e Wes – che già di per sé comportano svantaggi economici, in termini di salute, ecc. – non vanno ulteriormente aggravate dal pregiudizio, narrandole come colpe individuali, ma vanno riconosciute come un problema strutturale da
affrontare come comunità.

JonArno Lawson e Qin Leng, Over the Shop, Penguin Random House, 2021
Tonya Lippert e Andrea Stegmaier,Home. Magination Press, 2022
Phoebe Wahl, The Blue House, Knopf Books for Young Readers, 2020

Teste fiorite Cookie Consent with Real Cookie Banner