Le Streghe

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

“Le Streghe”

Età: dagli 8 anni
Pagine: 200
Formato: 13.1 x 19.5
Anno: 1987
Editore: Salani – Gl’istrici
Autore: Roald Dahl
Illustratore: Quentin Blake

Oggi in cartella un libro… un piccolo libro, dalla copertina flessibile e le pagine un po’ ingiallite. Un libro, la cui prima edizione di stampa, risale al lontano 1987. Un libro, che è un grande classico della narrativa per l’infanzia e che ha accompagnato milioni di bambini.

Oggi, in cartella, “Le streghe” di Roald Dahl.

“Le Streghe” – copertina

Ogni anno, a partire dalla classe seconda, leggo ad alta voce, un libro di Roald Dahl. Siam partiti da “Gli Sporcelli”, a seguire “La fabbrica di cioccolato”, poi “Il GGG” e quest’anno “Le Streghe”.

È stato bello vedere come negli anni ciascun bambino abbia iniziato ad apprezzare quest’autore, sostituendo i testi di Geronimo Stilton o delle Tea Sister.
L’esperienza mi ha confermato quanto possa essere positiva la lettura ad alta voce che ha suscitato nei bambini curiosità e portato spesso a una seconda lettura autonoma dello stesso testo o a cercare altri libri del medesimo autore. La lettura ad alta voce si è rivelata un incentivo per tutti quei bambini che non possono definirsi lettori forti e che faticano un po’ a leggere, alcuni per difficoltà oggettive, altri per pigrizia o perché non hanno ancora incontrato il libro adatto a loro. Inoltre, questa lettura, è stata un buon espediente al fine migliorare la capacità di leggere in maniera espressiva da parte di ciascun alunno.

“Le streghe” in quinta

Quando decisi che ogni anno avrei letto un libro di Roald Dahl (vd. i “libri imprescindibili” in “A salire le stelle”) decisi anche che “Le Streghe” erano il testo adatto alla classe quinta: «alunni abbastanza grandi da non aver paura, ma sufficientemente piccoli per apprezzare ancora una storia fantastica».
Ebbene, a inizio anno dubitai della mia scelta. I bambini erano cresciuti, molto, e temevo potesse risultare un racconto avulso. Per fortuna esiste il potere delle storie.
Per le belle storie, non si è mai abbastanza grandi.

Infatti così è stato.

Leggevo e loro ascoltavano con occhi aperti e orecchi attenti.
Avrei voluto scattare una foto, ma non potevo farlo.
Ogni volta che concludevo il capitolo la reazione era la stessa:
“Noooo, Chiara non puoi… almeno un altro, per favore”
“Sei crudele, non ci puoi lasciare così… fino a domani”

La famosa suspense “che crea “la Chiara” quando ci legge Streghe” (cit).
Di fatto io non ho creato proprio nulla, mi sono limitata a leggere ad alta voce un libro… fatto bene.

Quali caratteristiche deve avere un libro per esser “fatto bene”?

Ci sono alcuni elementi essenziali e necessari affinché un testo narrativo-fantastico funzioni:

  • un buon incipit (onesto, pulito, efficace)
  • il racconto in prima persona (risulta più coinvolgente)
  • i dialoghi (non possono mancare per rendere la narrazione più vivace. L’autore inoltre permette di renderli particolarmente credibili, fornendo indicazioni precise sul timbro vocale, la pronuncia di alcune consonanti, dettagli fonologici – si vedano in particolare i dialoghi delle Strega Suprema)
  • il ritmo della storia (a tratti lento, a tratti incalzante con un buon equilibrio)
  • colpi di scena (indispensabili per creare suspense)
  • evento centrale (culmine della suspense, ciò che tutti temevano e si è avverato)
  • i personaggi (descritti in maniera significativa affinché possano essere immaginati chiaramente dal lettore. Quindi pochi dettagli, ben definiti. Es. Bruno Jenkins un gran ingordo)
  • un buon finale (non scontato e che lasci spazio alla partecipazione attiva del lettore)

Partiamo dall’inizio

Ho portato il libro in cartella tutti i giorni, per circa venti giorni. Un capitolo al giorno, qualche volta due. Si è trattato di una lettura assidua, incalzante, quotidiana e guai a saltarla. Ogni giorno, arrivare a scuola e iniziare la giornata con un capitolo di “Le Streghe” è stato un buon modo per iniziare la giornata. Un piccolo momento di stacco, desiderato e condiviso da tutti.

Veniamo ora alla lettura vera e propria.

Prendo il libro, mi siedo sulla cattedra [sì, lo so, lo so, “non si fa”] e inizio a leggere.

Attenti alle streghe.
Nelle fiabe le streghe portano sempre ridicoli cappelli neri e mantelli, e volano a cavallo delle scope.
Ma questa non è una fiaba: è delle streghe che parleremo.
Ci sono alcune cose importanti che dovete sapere, sul loro conto; perciò aprite bene le orecchie e cercate di non dimenticare quello che vi dirò.
Le vere streghe sembrano donne qualunque, vivono in case qualunque, indossano abiti qualunque e fanno mestieri qualunque.
Per questo è così difficile scoprirle.
Una vera strega odia i bambini di un odio così feroce, furibondo, forsennato e furioso, da non poterselo immaginare.

Dopo la prima pagina…

La lettura mi porta a scendere dalla cattedra e a continuare a leggere camminando, percorrendo l’aula in tutto il suo spazio orizzontale. Avanti e indietro. Il camminare aiutava il flusso delle parole. I bambini seguivano con gli occhi.

Perfino la vostra vicina di casa potrebbe essere una strega.
E così pure la bella ragazza che sta mattina sedeva di fronte a voi in autobus, o la signora sorridente che vi ha offerto una caramella mentre tornavate da scuola.
E forse è una strega (adesso farete un salto sulla sedia!) anche la vostra cara maestra, che proprio ora legge a voce alta queste righe. Guardatela bene. Sicuramente sorride, come se un’idea del genere fosse ridicola. Ma non lasciatevi ingannare: è abilissima, sappiatelo.

Alzo gli occhi, sorridendo, come da copione.
Spassosissimo vedere le loro facce tra il dubbioso, l’ironico e lo sconcertato.

Geniale Roald Dahl!

Adoro quando un autore dimostra di conoscere a fondo l’animo umano e può permettersi di ironizzarci su.

Ecco cosa accade quando la lettura, pur essendo fantastica, incontra la realtà e la narrazione, in fin dei conti, non sembra più così irreale.

Poche settimane fa, ho compiuto gli anni e per festeggiare, ho portato a scuola, oltre ai biscotti per i colleghi, anche dei cioccolatini da condividere in classe. Dalle recenti letture però è emerso che, secondo il progetto di distruzione di massa, escogitato dalle Streghe, è possibile annientare un buon numero di bambini semplicemente offrendo loro un cioccolatino. Questo cioccolatino, irresistibile, in realtà al suo interno contiene una goccia di Pozione Fabbricatopo a Scoppio Ritardato, Formula 86. Ed ecco perché il mio alunno più goloso mi ha chiesto…

“Chiara… siamo sicuri che questo cioccolatino sia un vero cioccolatino e non sia un cioccolatino che sembra tale, ma in realtà al suo interno contiene…”
[Io ho fatto la vaga]
Mi ha guardato una frazione di secondo con sguardo interrogativo, poi ha ceduto:
“Vabbè, dammelo, rischio!”

Secondo capitolo

“La nonna”

La nonna era norvegese e i norvegesi sanno tutto sulle streghe.

Tra i miei alunni si è sollevato un vociare. Hanno iniziato da subito a dire che probabilmente la propria nonna era una strega.
Nel libro viene descritto il legame d’affetto, il tipico legame che spesso i bambini hanno con la nonna o il nonno, un legame affettivo molto forte. I nonni, svincolati dal ruolo di genitori, hanno una visuale diversa, una disponibilità d’animo e di tempo differente.
A seguire i racconti della nonna, narratrice bravissima («Rimasi incantato solo quando cominciò a parlare delle streghe» cit. pag. 14). I miei alunni erano incantati. Ecco credo che incantati sia il termine adatto per descriverli.

Illustrazioni

Se da un lato il libro si presta benissimo a una lettura ad alta voce a un gruppo di bambini ed è capace di evocare immagini senza doverle mostrare, dall’altro le illustrazioni risultano sicuramente più adatte a una lettura individuale, sia per la tecnica al tratto, poco visibile ai lontani, sia per la quantità.
L’illustratore è Quentin Blake, pertanto… dei gran bei disegni che si sposano bene con il racconto, in quanto capaci di sottolineare i particolari salienti.
Al termine della lettura quotidiana ho sempre lasciato il libro a disposizione sulla cattedra, in modo da dare la possibilità di osservarli da vicino a chi avesse voluto farlo.

Connessioni

“Chiara, a me è venuto in mente mio nonno… aveva sempre un sigaro anche se non lo fumava”
[“Mia nonna era l’unica, fra tutte le nonne che ho conosciuto in vita mia, che fumasse il sigaro” cit. pag. 15]
“Io quando il bambino raccontava della nonna ammalata pensavo alla mia. Non ha la stessa malattia… ma io ho pensato a lei…”
“Io ho pensato agli altri libri dell’autore che ho letto”
“Io ho pensato ad altri libri che parlano di streghe”
“Io ho pensato al film, il libro è diverso”

Per approfondire la lettura…

Si può leggere per il puro e semplice piacere di leggere, senza vincolare la lettura ad altre attività?
Assolutamente sì. Credo questo sia il principale fine della lettura.
Altrettanto vero che i bambini, e i bambini d’oggi in particolar modo, hanno bisogno di fissare, di soffermarsi a pensare. Semplicemente perché altrimenti non lo farebbero e sarebbe un’occasione persa. Ecco perché, passato un po’ di tempo dall’euforia della lettura, ho proposto un’attività del metodo WRW che permette di focalizzarsi sulla storia, affinare l’abilità di comprensione e sintesi:

“La piramide della Storia”.

Quest’attività prevede che ciascun bambino disegni sul proprio quaderno una montagna e, partendo dal titolo, descriva con poche parole l’ambiente, i personaggi, la storia. Infine un’illustrazione significativa.


A seguire una scheda che permette di entrare nello specifico, rivedendo le parti cruciali di un testo: l’inizio, lo svolgimento, la conclusione.
Infine alcune domande di riflessione per sviluppare il pensiero metacognitivo e comprendere cosa ha reso questa lettura così piacevole.

In sintesi ecco gli aspetti che hanno reso unica questa lettura:

  • la lettura collettiva condivisa
  • l’appuntamento fisso quotidiano
  • il tipo di testo
  • le voci

“Chiara, dimmi che c’è il continuo…”

I libri hanno un inizio e una fine.
Quando quelli belli finiscono rimane l’amaro in bocca.
Che fare?
Trasformare l’amaro in acquolina.
Se anche un libro finisce, la lettura rimane.

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