PoetX romanzo

Vi capita mai di avere tra le mani un libro che man mani che lo leggete vi rendete sempre più conto di avere tra le mani qualcosa di eccezionale?

Ecco, io ho avuto precisissima questa sensazione con PoetX di Elizabeth Acevedo edito da Sperling e Kupfer con la traduzione di Simona Mambrini e Anna Rusconi.

La quantità di cose per cui PoetX è eccezionale sono moltissime e proverò ad elencarle almeno in parte per convincervi a leggere questa meraviglia, ma direi che è meglio iniziare dal principio – “in principio era il verbo” questo il titolo della prima parte del libro – e provare a sintetizzare di cosa si tratta.

PoetX è un romanzo in versi, un romanzo scritto in prima persona, quindi con una focalizzazione interna, solo che la protagonista Xiomara non scrive in prosa ma in versi. Magnifici versi liberi che suonano quasi come la prosa ma vanno a capo e lasciano spazio libero e silenzio alla pagina corrispondendo esattamente all’anima e al principio che governa il verso libero.

Xiomara è una quindicenne dominicana che vive negli States, fa parte di una minoranza etnica, è nera, è molto formosa e fisicamente prosperosa e viene da una famiglia che più che religiosa sarebbe il caso di definire come bigotta. Xiomara ha un fratello gemello, un genio dello studio che per questo va in una scuola diversa da quella di Xiomara ed è un anno avanti, un fratello che sembra l’opposto della gemella, piccolo, fragile, ma capace di sentire la sorella nel profondo, esattamente come a lei succede con lui.

PoetX è il nome d’arte che dà a Xiomara il suo primo grande amore, un amore che crescerà tra le pagine verso dopo verso e che sembrerà infrangersi nei tanti dettami religiosi della famiglia di Xiomara e nei troppi stereotipi legati alla fisicità di questa grande, bellissima e involontariamente appariscente ragazza dominicana che la gente si volta a guardare per strada.

Nei versi di Xio c’è soprattutto rabbia, una rabbia feroce che cresce quasi instancabilmente per tutto il romanzo, ma insieme cresce una consapevolezza, l’unica che forse Xiomara inizia ad avere di sé, quella di potere e sapersi esprimere con la parola, con i versi. Entra in un club di poesia saltando di nascosta il catechismo, partecipa a uno slam di poesia, insomma scopre che il verbo, principio e essenza di Dio è anche il suo principio la sua essenza. Xiomara, Xio, qualche volta la troviamo anche solo come X, fa pensieri che sfiorano la blasfemia se messi in relazione al contesto iperreligioso in cui la madre, suora mancata, l’ha cresciuta e cerca di tenerla impigliata.

Tra le tantissime cose che si affastellano tra questi versi, davvero tante, incredibili, incluso il rapporto con una professoressa a cui Xio dovrà quasi la vita, e tutte che si tengono, c’è il rapporto con la fede, con il cristianesimo e la religione che davvero potrebbero permettere una lettura di questo romanzo anche solo usando quella lente specifica.

Chiude il libro un’appendice con alcune poesie scartate dall’autrice, e vi assicuro che vale la pena leggerle ma soprattutto chiude il libro una interessantissima riflessione dell’autrice che racconta la fatica di scrivere un romanzo in versi. Un romanzo in versi sembra quasi un ossimoro e invece è una realtà eccezionale che raramente si ha la fortuna di incontrare e quando capita conviene non lasciarsela scappare.

Uno degli aspetti più insidiosi di un romanzo in versi è capire quante poesie hai bisogno per sviluppare l’arco narrativo.”

Con questo vi lascio perché vi aspetto al varco della lettura e ringrazio di cuore chi mi ha fatto conoscere questo libro che resterà nel cuore, oltre che nella valigia di tutti i corsi sui libri da ragazzi e ragazze e sulla poesia, e persino sulla divulgazione, che farò da oggi in poi.

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