Intervista a Bart Moeyaert

Durante la Children’s Book Fair di Bologna di quest’anno ho avuto, grazie a Sinnos, la straordinaria opportunità di incontrare e intervistare il grandissimo scrittore Bart Moeyaert premio Astrid Lindgren 2019.

La nostra chiacchierata è stata all’aperto e informale, l’ho registrata e riportata qui di seguito, parlando Bart passava spesso dalla prima alla terza persona facendo sentire sin da subito quanto ci fosse poca distanza tra lui e i personaggi delle sue storie. Il centro delle storie di Moeyaert infatti credo sia proprio quello del lavoro sui personaggi più che su qualsiasi altro aspetto della narrazione, ma vi lascio alle sue parole e poi valuterete voi!

R.: “In diversi tuoi libri tornano frasi che riguardano il nome dei personaggi e l’affermazione che senza nome non si esiste e che finalmente si esiste perché si ha un nome. Dunque, cos’è un nome per te, perché una persona esiste se ha un nome?”

B: “Dev’essere qualcosa di molto importante per me, in relazione con ciò che le persone vedono di te ma in realtà non stanno guardano a te, questo è il significato dietro queste frasi. Naturalmente il nome si può conoscere ma le persone non sanno davvero chi sono.”

R: “E’ come in latino nomen omen, quasi il contrario di cosa Shakespeare sostiene in Rome e Giulietta”

B: “Sì se sei Morris sei solo Morris non mi ero mai accorto che questa cosa torna in vari libri”

R: “Guarda c’è questa frase qui in Il club della via lattea e di nuovo in Morris e anche in altri luoghi”

B: “Wow non me n’ero mai accorto”

R.: “Nell’oca e suo fratello non ci sono nomi…”

B: “Certo, loro sono una sola persona, le due parti dello stesso personaggio. Come Bart e Bernie sono un solo ragazzo solo.”

R: “Seconda questione: “To be or to have?” Nell‘oca e suo fratello nell’episodio in cui nasce l’agnellino l’oca e il fratello sottolineano questa distinzione tra l’essere e l’avere.

B: “Buona domanda! Rispetto a quel brano il significato sta nel doppio senso di cosa le persone trovano delizioso dell’animale, il fatto di poterlo mangiare e la sua esistenza di per sé. La cosa più importante per me è esistere, essere, non avere, perché ciò che hai lo puoi perdere o cambiare ma ciò che sei resta la tua identità sempre, qualsiasi cosa tu abbia o meno.”

R: “Cosa vuol dire per te scrivere per bambini?”

B: “Io non scrivo per bambini, come dicono le persone, ma quello che cerco di fare è ascoltare la voce del bambino che sta raccontando la storia. Questo vuol dire lasciare che io sia il bambino che fa la storia. Io cerco di essere Bianca, e pensare come Bianca, anzi non cerco di essere, io sono Bianca e la stessa cosa è accaduta per Morris. Quando ho ascoltato Morris è stato davvero difficile da scrivere la sua storia. Quando ho perso i miei genitori negli anni scorsi, ho ricordato il divorzio che è stato davvero difficile per me e tristemente ho realizzato che dovevo scrivere di questo, della neve alta, ma le persone cercavano una storia leggera e corta. Morris è stato scritto per dei musicisti e un’orchestra, è uno spettacolo teatrale che in Danimarca va ancora in giro per i teatri. La prima volta che è stato messo in scena tre anni fa, non voglio esagerare ma le persone forse si aspettavano qualcosa di più corto, i cieli blu, una storia carina. E’ invece una storia leggera ma chiara, ci sono periodi davvero difficili che un bambino può attraversare. In effetti in Morris non spiego cosa è successo prima perché questo non è importante. Qualcosa è successo prima e stare per un periodo lontano da casa e dai genitori può essere duro ma sii coraggioso e tutto andrà bene. Ho visto il musical tante volte e ogni volta alla fine, il pubblico all’ultima pagina resta sorpreso che tutto volga al meglio, c’è un sollievo ma c’è anche tristezza, melanconia. Eppure il personaggio torna a casa e con lui anche l’altro personaggio che finalmente ha un nome, forse esiste anche lui finalmente e forse finalmente tu (Morris) hai un amico con cui sentirsi in contatto. La traduttrice svedese di Morris mi ha chiesto se si trattava della nonna da parte di madre o di padre perché in svedese ci sono due parole diverse per questi due familiari e io non ci avevo mai pensato perché la nonna per me è un’icona simbolica. Ci ho pensato ed alla fine ho scelto per la madre del padre. Non ci avevo mai pensato prima ma può avere un senso rispetto a ciò che è accaduto che sia la madre della madre a prendersi cura del ragazzo o la madre del padre. Dettagli ma i dettagli sono importanti.”

R: “Quanto di te c’è nei tuoi libri?”

B: “Mi guardo intorno e prendo cose e metto insieme persone e caratteri ma alla fine sto scrivendo sempre di me stesso, qualcosa che è sempre stretto nella mia mente. Quando inizio una performance o una lettera torno sempre alla mia famiglia per iniziare, dove sono nato, sei fratelli, madre e padre, come sono cresciuto, e le persone mi chiedono perché parlo di questo e non dei libri ma questo è parlare dei libri. Il modo in cui sono stato il più giovane di tutti è il motivo per cui scrivo libri come faccio adesso.”

R: “Sono veramente affascinata da come i libri abbiano la loro vita, parlano ad ogni lettore e lettrice in maniera diversa, ma siano anche così collegati alla biografia del loro autore”

B: “Per me si tratta di un mix. Avevo una relazione difficile con mio padre una migliore con mia madre ma in alcuni libri le figure materne sono orribili, non si prendono cura dei loro figli e i padri non sono presenti, e le persone mi chiedono se questo corrisponda a una relazione difficile con i miei genitori ma in realtà si tratta solo una metafora.”

R: “Bart ti sono davvero grata di questa chiacchierata, della tua pazienza e disponibilità!”

B: “Grazie a te, ogni mio libro mi sembra diverso ma non avevo notato che ci sono dei fili che li collegano come quello del nome”.

Ora, avrei evidentemente voglia di proseguire nell’analisi delle sue parole ma magari lo farò in altra sede, ed anche di raccontarvi che la meraviglia di incontrare un autore così grande e che parla così piano, con calma, con assoluta concentrazione, che si mette in ascolto con pazienza e attenzione… ma chiudo qui sperando che prendiate le parole di Bart come un dono come sono state per me.

Trovate la recensione a Bianca, L’oca e suo fratello e Morris qui e alle altre arriverò prestissimo.

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