L’isola

L’isola di Armin Greder edito da Orecchio acerbo, con la traduzione di Baricco, è uno di quei libri di cui io, personalmente, non potrei fare a meno, come riferimento estetico, di contenuto e come connubio perfetto di forma e sostanza, estetica ed etica. Ma è anche uno di quel libri di cui, secondo me, non si dovrebbe in generale fare a meno, non può mancare nelle biblioteche di classe, di scuola, di casa e chi più ne ha più ne metta.

L’isola è forse il libro dal valore e senso più universale che Armin Greder ci abbia donato sinora. Adoro tutti i suoi libri, uno per uno ed ognuno per ciò che rappresenta ma L’isola secondo me è speciale, così realistico e metaforico al tempo stesso da diventare un libro che riesce a dirci sempre qualcosa, in ogni luogo, in ogni tempo, riguardo l’umanità ed il suo modo deteriore di essere.

L’isola mette in scena l’arrivo di uno straniero, nudo, naufragato, su un’isola i cui abitanti con molte contrarietà decidono di raccoglierlo.

Lo chiudono in una stalla e lo lasciano lì continuando la loro vita di ogni giorno fino a quando lo straniero arriva in città perché ha fame ed ecco che lo straniero entra nell’immaginario e nelle paure degli abitanti dell’isola, viene usato di volta in volta come “uomo nero” per minacciare i bambini, come capro espiatorio per qualsiasi tipo di male o di paura sociale. La tensione cresce talmente tanto, senza che accada di fatto assolutamente nulla, che, così come l’hanno raccolto gli abitanti dell’isola decidono di ributtare lo straniero in mare e di costruire un muro enorme e di cacciare persino gli uccelli che potrebbero arrivare all’isola.

La narrazione è dominata dal bianco e dai colori della terra, il ritmo narrativo è segnato dalle doppie tavole che al centro del libro creano un’accelerazione grazie alla segmentazione delle immagini che serve a rendere la molteplicità e sincronicità di cose che avvengono in risposta all’arrivo dello straniero, piccoli quadri che esemplificano la varietà di timori che la presenza dello straniero risvegliano negli apparentemente placidi e innocui abitanti dell’isola. Il testo di questo albo colpisce per la pulizia, l’essenzialità ed anche per il suo essere talmente realistico da ritrovare dentro frasi sentite, opinioni condivise, stereotipi sedimentati e i pregiudizi che ci circondano.

La contrapposizione tra lo straniero e gli abitanti dell’isola è rappresentata visivamente dai corpi: magrissimo e nudo quello dello straniero, vestiti e decisamente sovrappeso quelli degli isolani. Il lettore sarà portato istintivamente a prendere la parte dello straniero ma in questa narrazione non potrà non farsi toccare da alcuni dubbi insinuati dalle parole degli isolani che così tanto assomigliano alle parole che sentiamo in giro ogni volta che arriva qualche straniero nelle nostre città o nel nostro Paese. Greder non esplicita giudizi, né condanne, il testo è completamente scevro da espressionismi che potrebbero portare a letture fortemente emotive della situazione, per la verità agghiacciante, che le illustrazioni ci mostrano. Ma se il testo si trattiene le illustrazioni sono molto ma molto chiare, eccezionale la tavola in cui i bambini giocano a fare i grandi mimando gli adulti che hanno “raccolto” lo straniero.

Ma, come ricorda sempre Armin Greder parlando di questo libro, è il fatto che lo straniero sia bianco e non nero ci facilità se non nell’immedesimazione con lo straniero, nella non immedesimazione con gli isolani, creature moralmente e umanamente riprovevoli.

Quello dei migranti e dell’accoglienza, o meglio non accoglienza dei migranti, del razzismo se volete che parli più chiaramente, è un tema portante della poetica di Armin Greder, L’isola è libro più che fortemente imparentato anche a livello visivo con Mediterraneo e anche con Gli stranieri ma mentre in questi altri due magnifici libri il riferimento alla realtà è molto diretto, L’isola mantiene una costruzione metaforica tale per cui che anche la sua concretezza e incredibile vicinanza con la realtà vengono smorzate dal “simbolo” che questa narrazione rappresenta. Potremo più facilmente, nel senso di sentirci meno moralmente coinvolti, leggere e ragionare e interiorizzare L’isola piuttosto che Mediterraneo che così schiettamente ci lega a ciò che senza parole accade nel libro. L’isola è un libro che possiamo leggere senza problemi alle secondarie di primo e secondo grado ma che mi è capitato di sperimentare con grandissima soddisfazione nelle ultime classi della primaria, se valutiamo naturalmente che siano pronte. La stratificazione di sensi che L’isola porta con sé è tale da poter incontrare lettori non solo di età diverse ma con sensibilità e consapevolezze diverse.

Ecco perché L’isola è secondo me non solo un libro imprescindibile che non solo dimostra, qualora ve ne fosse ancora bisogno, quanto etica ed estetica si tengano, ma che riesce a mettere in scena esplicitamente la disumanità razzista in cui anche chi si ritiene assolto è per sempre coinvolto (prestate attenzione al personaggio del pescatore!).

L’isola di Armin Greder, come afferma il sottotitolo è una storia di tutti i giorni ed davvero così e non ci possiamo mai permettere di dimenticarlo.

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