A volte

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

“A volte”

Età: dai 3 anni
Pagine: 20
Formato: 20,5×20,5cm
Anno: 2011
Editore: L’Ippocampo Ragazzi
Autore: Emma Dodd

A volte in cartella…

…ehm…
Oggi in cartella… “A volte…” di Emma Dodd.

Piccolo inciso

Il fatto che questa settimana abbia portato in classe un nuovo albo illustrato non preclude il fatto che stiamo continuando la lettura di Dory.
In prima B sembra si sia scatenata la “Dory-mania” e i bambini mi hanno procurato un nuovo libro della saga da leggere, insieme, a voce alta in classe. Ho tentato di dire che avremmo anche altro da fare in classe oltre a legger Dory tutto il tempo… ma la risposta è stata corale e rassicurante: “Ma certo, prima leggiamo Dory e poi facciamo il resto”. [Come dargli torto]
E così abbiamo iniziato: Dory Fantasmagorica con la testa fra le nuvole.

Dicevo…

Oggi in cartella “A volte…” di Emma Dodd, un libro dolce e delicato.
Poche parole descrivono diversi, possibili, modi di essere.

Formato medio piccolo. Copertina rigida, lievemente bombata, piacevole al tatto e alla vista. Protagonisti un elefante grande e un elefante piccolo.

Un libro a figure per piccolissimi. Ma si sa, quando un albo è di qualità può esser letto sempre, da grandi e piccini e serba in sé differenti livelli di lettura, capaci di incontrare il lettore nel suo sé più profondo.

Illustrazioni esplicative e simboliche. Più che di una storia si tratta di un potente messaggio d’amore, che funge da chiusa. La forza delle parole si rende completa e autentica nei gesti che le accompagnano attraverso le immagini. La narrazione si svolge sul filo di una giornata che può esser traslata, metaforicamente parlando, alla vita intera.
La forza del messaggio che emerge tra le pagine è dettata dalla sua incondizionata gratuità. Può esser l’amore di una mamma, di un papà, di una nonna…
È un messaggio svincolato dal come è e dal cosa fa il piccolo elefante.

Un messaggio che infonde fiducia, coraggio, tenerezza.

Adoro le illustrazioni di questo albo, per i colori, l’uso dell’argento, i margini lievemente sbordanti dove il nero ha spessori diversi e le inquadrature che allenano lo sguardo e invitano a osservare, riflettere.

Questo piccolo albo parla al cuore, parla di sentimenti ed emozioni.

Le emozioni, un argomento molto gettonato, soprattutto di recente. Spesso si cercano “albi-medicina”, per trattare “questo o quell’argomento”. Personalmente amo le belle storie, ma non vincolare un libro a una funzione. Credo che i bambini, oggi più che mai, abbiano bisogno di parlare di sé. Non spetta a noi dare un nome a ciò che provano. Spetta a noi offrir loro occasioni per parlarne.
Lo scorso anno in classe quinta avevo letto “Mappe delle mie emozioni” di Bimba Landmann quest’anno ho pensato di proporre ai miei alunni “A volte…”.

Alla lettura animata preferisco la lettura fedele.
Alla lezione frontale preferisco una chiacchierata informale.
Alla scheda preferisco un’attività laboratoriale.

Prendo il libro.

Aspetto.
Cala il silenzio.
Leggo.

“A volte… di Emma Dodd, L’Ippocampo Edizioni”

A volte sei allegro.
A volte sei triste.
A volte sei buono.
A volte sei cattivo.

Si procede per opposti. Prima ritmo molto lento, testo unico per doppia tavola.

Poi più incalzante, ogni pagina un’immagine e un breve testo.

A volte sei impaurito… A volte coraggioso.
A volte non sai come comportarti!

Mi piace il prender atto che non si riesca sempre a definire tutto.

Continua il ritmo più incalzante, per ogni pagina un diverso disegno abbinato al suo testo, per poi, come la curva di un’iperbole, raggiunto l’apice tornare giù, riprendere il testo unico/illustrazione su doppia pagina e avviarsi alla conclusione dove si respira un po’ di universo e si giunge alla fine.

Commenti a cado

“Bellissimo”
“Ma corto”
“Lo rileggiamo?”
“Adesso cosa facciamo?”
“A volte anche a me capita di sentirmi così”
“A volte, quando provi emozioni forti puoi far cose che non vanno bene, ad esempio io una volta ho dato un abbraccio troppo forte e la mia amica è caduta”

“Che cos’è un’emozione?”

“È quando ti innamori di qualcuno”
“La tristezza è un’emozione. La provi quando qualcuno ti fa male o quando ti prendono in giro”
“Anche Felicità, Rabbia, Disgusto, Gioia sono emozioni. Ad esempio sei felice di vedere la mamma o il papà quando tornano da un viaggio lontano”
“Oppure sei felice quando gli amici vogliono giocare con te”
“Sei felice quando il tuo fratellino sta per nascere, sei molto emozionato perché sta per succedere qualcosa di bello”
“Un’emozione è quando trovi un amico e ci giochi insieme. A me è capitato una volta al parco…”
“A me capita quando vedo un mio parente dopo molto tempo”
“Provi un’emozione quando vai a vedere una partita di basket o calcio con i giocatori veri”
“Quando c’è il compleanno di un amico che compie sette anni e gli danno i regali”
“La rabbia è quando ti fanno arrabbiare. Ovviamente. Ad esempio quando si litiga per un gioco oppure quando perdi. No anzi questa forse è la tristezza…”
“A volte le emozioni si mescolano. Prendi ad esempio la tristezza e la gioia. Tristezza sono le lacrime. Gioia è gioia. Le unisci insieme e diventa lacrime di gioia”

[Non so se sia la citazione di un film o l’abbia sentita da qualche parte… ma io ho trovata geniale questa intuizione]
“Io quando mi arrabbio dico parolacce”

“Cosa vuol dire allegro?”

“Tipo quando sei felice…”
“Quando ad esempio fai canestro”
“O quando qualcuno viene a casa di sorpresa e ti porta un regalo”
“La tristezza, invece, è quando piangi”
“Io sono triste quando vado ad arrampicata e non riesco ad arrampicarmi”
“Io sono triste quando viene la baby-sitter”
“Io sono triste per una cosa che ho fatto durante i giorni di vacanza, cioè disordine. Incredibile in due minuti il disordine aumentava, mettevo un po’ via ma poi aumentava di nuovo”
“Io sono triste quando il papà va via per lavoro”
“Io quando la mamma e il papà litigano”
“Io… non so quando sono buono”
“Mia sorella è cattiva”
“Io a volte do fastidio a tutti”
Tutti hanno partecipato alla conversazione, raccontando di sé, anche i più timidi.
Poi l’attenzione cominciava a diminuire…

…e allora abbiamo continuato “giocando”.

“Alzi la mano chi qualche volta si sente impaurito”
“Chi si sente coraggioso”
“Chi si sente dolce”
“Chi dispettoso”
Conteggio, statistiche, aneddoti.
Ovviamente ho partecipato anch’io ai sondaggi.

A seguire un’attività introspettiva di scrittura.

Ho consegnato a ciascun bambino alcune striscioline di carta bianche. Ho disteso sul pavimento un lungo rotolo di carta come fosse una corsia. Precedentemente avevo incollato dei fogli colorati e per ogni sezione abbinato un titolo, richiamando il libro appena letto.
La consegna: “Leggi i titoli, ripensa a te stesso e alle esperienze vissute, poi scrivi”.
Un’attività da svolgere in autonomia e liberamente. Il ruolo dell’insegnante è stato quello di facilitatore, per cui sono rimasta a disposizione come supervisione o per suggerimenti ortografici. In questo frangente l’obiettivo era parlare di sé, esprimersi, ragion per cui l’errore di scrittura non costituiva un problema.

Il laboratorio di scrittura si è rivelato un successo.

Tutti hanno partecipato attivamente. Qualcuno si è mostrato più sicuro ed è riuscito a tradurre naturalmente pensieri in parole, qualcun altro ha richiesto un supporto. Qualcuno ha lavorato un po’ da solo, un po’ in coppia, ma comunque tutti hanno portato a termine il lavoro.

Un mio alunno mi ha stupito

Mi ha spiazzato. È tornato da me un paio di volte. Non riusciva a trovare cosa scrivere sullo spazio dedicato a “Sono triste quando…”: “Io non sono mai triste. Non so cosa scrivere”

Alla terza volta, che era ancora fermo sullo stesso punto, ho capito.
È un bambino felice.
È sempre allegro e se piange o si rabbuia c’è sempre un motivo. Per cui l’ho rassicurato e gli ho detto che non era obbligatorio scrivere. Poteva contribuire con il suo bigliettino solo se avesse avuto qualcosa da dire.
Ora, premesso che forse non tutti i bambini riescono a dare un nome a ciò che provano, la tristezza credo sia chiara a tutti. Mi ha piacevolmente stupito e fatto riflettere la sua dichiarazione: “Io sono un bambino felice”.

Un’affermazione stupenda

E mi è piaciuto ancor di più il suo coraggio di affermarlo.
Quante volte ci sentiamo felici, ma abbiamo paura di dichiararlo per un infantile remoto timore che lo stato di grazia termini all’istante o per rispetto di chi in quel momento felice non è?
Non mi riferisco alla felicità effimera, che mostra felicità ma è solo di facciata; questa appartiene alla costruzione adulta. Parlo della felicità profonda, quella che ti fa stare bene dentro, con te stesso e con gli altri e che riguarda sia i piccoli che i grandi. Il coraggio di essere felici.
Bello!
Essere felici non significa che tutto vada sempre bene o non ci siano cose brutte. Esser felici significa saper apprezzare le piccole cose e goderne appieno senza proiettarsi sul passato o sul futuro, lasciando ad ansie e paure o ricordi la possibilità di minare il presente.

Punti di vista – curiosità

I bambini hanno il magico potere di vedere una stessa cosa in maniera diversa da come la vedono gli adulti.
Alla frase da completare “Sono buono quando…”, mi hanno spiazzata due risposte:
“…gioco con la mamma”
“…quando mi fanno le coccole”

All’inizio non capivo. Mi sembrava avessero frainteso la consegna. Poi ho riflettuto sul senso delle loro frasi e le ho trovate illuminanti. Il loro essere, il loro comportarsi è direttamente correlato all’attenzione e al tempo che i grandi dedicano loro o perlomeno ciò che loro percepiscono.
Quindi l’affermazione non è intesa partendo da un io protagonista (ad esempio: “sono buono quando ascolto la mamma e il papà”), ma da un comportamento che è conseguenza del comportamento degli altri.

Mi ha poi colpito un’altra affermazione

“Sono cattivo quando… vado a scuola”.
“Vado a scuola?!?” – chiedo di rimando
[Un bambino che a scuola si comporta bene e rispetta le regole. Certo a volte chiede quanto manca alla fine della giornata, ma in un tempo pieno credo sia più che naturale]
“Sì… perché faccio i capricci perché non voglio venire a scuola”
[e anche questo dice molto. I capricci non vengono mai fatti a caso]

Prima di appendere il cartellone ho letto a salti quanto hanno scritto.

Il nostro tappeto è divenuto una preziosa corsia, arricchito dalle esperienze di ciascuno.

“Sono gelosa quando qualcuna indossa la mia stessa maglietta”
“Ho paura quando mi cadrà il mio primo dente”
“Sono geloso quando la mia mamma saluta altri bambini”
“Sono geloso quando la mamma e il papà si abbracciano”
“Sono dispettosa quando faccio a posta le cose cattive”
“Sono geloso quando do gli abbracci alla maestra”
“Sono coraggioso quando guardo i film dei grandi”

Guardo l’orologio e…

“15.57… oh oh… Bambini è tardissimo, è già ora di metter via e andare a casa”
“Chiara, come è possibile, mi è volato il tempo!!!”
Ed è proprio ciò che mi fa capire che la scuola del fare, la scuola dell’essere, sarà sicuramente un po’ più caotica e fuori dagli schemi, ma è scuola che fa star bene!

Bello perché alla conversazione hanno partecipato tutti!

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