Dory Fantasmagorica. Una pecora nera a scuola

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

“Dory Fantasmagorica. Una pecora nera a scuola”

Età: da 6 anni
Pagine: 147
Formato: 14.6 x 19.5
Anno: 2017
Editore: Terre di Mezzo
Autore: Abby Hanlon

Oggi in cartella “Dory Fantasmagorica. Una pecora nera a scuola”.

Antefatto

Qualche settimana fa, abbiamo iniziato la lettura ad alta voce del nostro primo libro di narrativa: Dory Fantasmagorica.
Il ciclo scorso l’avevo proposto in classe_terza… ma solo perché prima di allora non lo conoscevo ancora.
Con la mia nuova classe_prima ho pensato che fosse già il “momento giusto”. Giusto per l’età, giusto per il periodo dell’anno, giusto per l’ascolto.

Dory Fantasmagorica

Dory è una bambina piccola, di sei anni, la più piccola di tre fratelli. Viola, la sorella maggiore, e Luca, il fratello maggiore, la escludono dai loro giochi. Dory per sopravvivere si rifugia nel suo mondo immaginario dove ha molti amici e certo non si annoia.
Il connubio tra mondo reale e mondo immaginario è l’ingrediente che assieme all’originalità della protagonista rende unico questo libro, anzi, questa serie di libri.

Ogni giorno un capitolo. In poco più di una settimana lo abbiamo concluso.

La lettura ad alta voce è stata un successo.

“Chiara, dietro la copertina ho visto che ci sono altri libri di Dory. Domani ne iniziamo un altro, vero?”
“Per favore, per favoore…”
“Anch’io ho visto gli altri libri. Visto che siamo nel periodo di carnevale… io leggerei «Dory pecora nera» perché in copertina è vestita da Batman”
“Io leggerei quello dei Pirati”
“Anch’io voglio la Pecora nera”


“Vero, ce ne sono altri, fanno parte della stessa collana”

“Collana?”
“Intendi una collana di libri?”
“O una collana di quelle che metti al collo come questa qua?”
“Io lo so, vuol dire che ci sono più libri della stessa serie”
“Come in TV”
“Libri scritti dallo stesso autore con il medesimo protagonista”

E così abbiamo scoperto insieme cos’è una collana.

E così ne abbiamo iniziato a leggere un altro in classe…

Dory Fantasmagorica. Una pecora nera a scuola

Capitolo 1
Il libro della bambina piccola
Il mio nome è Dory, ma tutti mi chiamano Birba. Ho sei anni, un sacco di lentiggini e i capelli scompigliati. Questa è la mia camicia da notte, e la vorrei indossare sempre. Ma la cosa più importante da sapere su di me è che ho due mondi. Uno reale, l’altro immaginario.

La narrazione alterna episodi di vita quotidiana intrisi di realtà e fantasia, a volte vissuti separatamente, altri in contemporanea.

I personaggi

In questo volume, oltre ai personaggi conosciuti nel primo (la famiglia di Dory, Mary – l’amica immaginaria –, il Signor Bocconcino – ossia la fata madrina – e l’antagonista assoluto: la Signora Arraffagracchi) vengono introdotti i compagni di scuola: Giorgio – amico di vecchia data – e Rosabella – la nuova migliore amica. La questione centrale ruota attorno alla lettura, a una pecora nera di nome Goblin e a una Signora Arraffagracchi tornata bambina sotto il nome di Griselda.

Le illustrazioni sono spassosissime, disegno al tratto a carboncino in bianco e nero. Riportano fedelmente scene dal mondo reale o immaginario.

Quando abbiamo finito tutte le cose noiose (cioè abbiamo contato con le pagliuzze i giorni che siamo venuti a scuola, scelto il simbolino per il tempo, e messo un adesivo sul calendario sulla data di oggi), la maestra dice: “Questo è un momento emozionante per la classe. Vi dividerà a coppie, così ogni giorno leggerete con il vostro compagno gli stessi libri nell’ora di lettura. E poi farete delle conversazioni meravigliose su quello che avete letto!” Alzo immediatamente la mano. “Posso mettermi in coppia con Rosabella?” “Bé, in realtà non sceglierete voi il compagno”, risponde. “Ve lo assegno io a seconda del livello di lettura.

E continua. Anche qui ne succedono delle belle.

Un capitolo al giorno, ogni giorno, per una settimana o poco più. Un bell’appuntamento fisso, richiesto e atteso da tutti.

Commenti a caldo

“Ah, ah, fanno anche loro le cose della data come noi…”
“Chiara, lo sai che anch’io a casa ho il mostro del gabinetto?”
“Ma la signora Arraffagracchi esiste davvero?”
“Dory ha sei anni come noi?!?”
“Anch’io, a casa, voglio stare sempre con la camicia da notte come Dory”

“A me fa tanto ridere il Signor Bocconcino”
“Potremo fare anche noi le coppie di lettura” (esperimento attualmente in atto)
“Rosabella è come Alessandro… già al capitolo 9, io quando leggo invece sono come Dory… ah, ah”

Curiosità

Entrare nel mondo di Dory significa dare un tocco fantasmagorico anche al proprio mondo basta solo lasciarsi coinvolgere dalla forza di Dory. Qui in classe non è servito nemmeno suggerirlo.
Scena: in mensa. Frutta del giorno: banane.

Nel primo libro, quando viene presentato il Signor Bocconcino, si narra delle sue capacità magiche di intervenire nel momento del bisogno – diciamo così – “a chiamata”. E come? Semplice: può esser contattato servendosi di una qualsiasi banana come cornetta telefonica. Senza nemmeno comporre un numero, dall’altro lato avrebbe risposto il Signor Bocconcino in persona, pronto ad aiutare, risolvere dilemmi, preparare zuppe avvelenate da far mangiare alla Signora Arraffagracchi.
Vi è mai capitato di pensare contemporaneamente ad altri la stessa cosa e di avvertire il pensiero comune?
Che forte!

I bambini mi hanno guardata…

“Chiara, non ci posso credere”
“Avremo una banana ciascuno…”
Sembrava una classe di matti (di bellissimi matti!) tutti al telefono col Signor Bocconcino a raccontare chissà quali cose.

Quando la fantasia sgorga dalle cose semplici mi rende felice.

Il primo giorno ho consegnato a ciascuno un foglio bianco A4, orizzontale, piegato a metà. Una metà per “il mio mondo reale”, una metà per “il mio mondo immaginario”.
Disegno a ricalco, come avviene per la scrittura: parto da Dory per raccontare di me.
A seguire un momento di condivisione.

Ne è scaturita una conversazione interessante.

Qualcuno non vedeva l’ora di iniziare a disegnare. Qualcun altro era preoccupato di non riuscire a disegnare quello che aveva in testa. Qualcuno non sapeva cosa disegnare nel mondo fantastico. Ciascuno poi ha raccontato il proprio disegno e ha parlato di sé. Quest’attività si è rivelata fondamentale per allenare l’ascolto degli altri, vincere la timidezza, imparare ad esprimere i propri pensieri (che altro non è che la “produzione orale”)

“Io nel mio mondo immaginario sono il gatto della mia mamma”
“Io sono un cavaliere senza macchia e senza paura e sconfiggo un drago a tre teste”
“Io sono un ninja”
“Io non so chi essere… di solito gioco con i videogiochi”
“Io gioco a truccarmi”
“Io sono una fatina”

In tutto ciò, quanto influisce la società? Quanto il substrato culturale di provenienza? Quanto la genetica? E, al di là di questo, che potenziale ha l’apprendimento, l’ambiente di apprendimento, la motivazione ad apprendere in tutto ciò? Quanto l’amore per le belle storie può arrivare e innescare la buona scintilla della lettura, dell’interesse, della forza di volontà…?

Giorno dopo giorno, tutti, ma proprio tutti si sono lasciati coinvolgere dal mondo di Dory. Quindi nei giorni seguenti ho proposto una seconda attività, ossia costruirsi il proprio personaggio preferito della storia e inventare dialoghi o avventure.

Incredibile come un’attività così semplice li abbia resi così felici.

E infine un “momento speciale”

La conclusione del libro è coincisa con il giorno in cui a scuola ci si poteva mascherare per il carnevale.
Io… mi sono semplicemente vestita di nero, poi qualche accessorio, i dettagli nell’acconciatura/trucco… e la lettura dell’ultimo capitolo hanno fatto il resto.
“Chiara… Chiara… ti sarai mica vestita da… la Signora Arraffagracchi!!!

Ho letto le ultime righe. Ho chiuso il libro. E i bambini sono venuti ad abbracciarmi.

È stato bellissimo.

Abbiamo iniziato alcuni giochi a tema in palestra. E la Signora Arraffagracchi si è divertita una mondo ad acchiappare quei piccoli marmocchi.

Booktalk

Il giorno seguente, a libro concluso, in classe, ho proposto il primo Booktalk.

Per Booktalk, nel Metodo del WRW (Writing and Reading Workshop), si intende il racconto sintetico di un libro: dai protagonisti principali, ai contenuti, a qualche passaggio saliente. Unico vincolo: non svelare mai il finale. Infine, si tratta di dire per chi è adatto, a chi potrebbe piacere e a chi lo si vorrebbe consigliare.

Adoro il Metodo del WRW per svariati motivi, ma quello che più condivido è il ruolo dell’insegnante come elemento attivo che funge da esempio mettendosi costantemente in gioco e a servizio dell’apprendimento.

Ho preso in mano il libro di Dory

L’ho mostrato.
Ho letto il titolo.
Ho letto l’autore. (Autrice ed illustratrice in questo caso).
Ho letto la casa editrice. (Brevemente spiegato che cos’è e cosa fa la casa editrice).
Ho presentato la protagonista e il suo mondo e narrato brevemente le sue avventure. Ho detto che lo consiglierei a dei bambini di classe prima e ho spiegato il perché. Non ho detto la fine.
“Questo è il Booktalk; un raccontare di libri. Ho iniziato io, ma da oggi in poi, ogni lunedì, chi avrà letto un libro e vorrà raccontarlo alla classe potrà farlo!”

“Belloooo… posso iniziare io?”

Lati positivi? A bizzeffe. Si eliminano le odiose schede libro che portano alla dispersione della lettura se non addirittura all’abbandono dichiarato. È più semplice (dopo aver ascoltato le presentazioni degli altri) trovare o scegliere un libro che rientri nelle proprie corde. Sprona la lettura e il protagonismo del lettore. Contribuisce all’esposizione orale e alla costruzione di un discorso. Alimenta la comunità di piccoli lettori in crescita. Sortisce un effetto lettura positivo: parlare di libri fa bene e fa star bene.

Concludendo

Leggere Dory mi è piaciuto molto perché sapere di leggere un libro che tradotto in oltre 20 paesi mi fa respirare aria di mondo bambino. Il fatto che l’essere umano, e il bambino in particolare, sia molto simile indipendentemente dalla cultura e dal luogo di provenienza dà valore profondo all’infanzia.

Il racconto di Dory è autentico e per questo colpisce. È la dimostrazione tangibile di come mondo reale e mondo immaginario possano coesistere non in modalità dualistica ma complementare. Trovo molto interessante questa scelta in quanto applicabile a numerose sfere di vita quotidiana. Anziché ragionare per opposti per cui la presenza dell’uno esclude l’altro, la possibilità di includere l’uno e l’altro perché fanno parte dello stesso unicum.

Infine spero di aver fatto provare il piacere di leggere per il puro piacere di leggere e comprendere quanto ne valga la pena, malgrado le fatiche di qualcuno. Anche per Dory la lettura non è stata immediata, ma la forza di volontà e l’impegno a lungo andare pagano e io sono qui a disposizione, come il Signor Bocconcino, per correre in aiuto di chi ne ha bisogno.

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