29 giugno 2029 di David Wiesner

Cominciamo con una osservazione che oserei dire assolutamente oggettiva: solo Wienser può creare narrazioni come quella di 29 giugno 2029 e, ancora più assolutamente oggettiva, il genio dell’assurdo di Wiesner, con questa tensione tra surrale e iperrealismo è inarrivabile.

Ecco, ciò detto vediamo come è riuscito a sorprendermi anche questa volta, David Wiesner, con questo 29 giugno 2029, libro dell’ormai lontano 1992 quando venne edito con il titolo June 29, 1999, ma appena edito da Orecchio acerbo (incredibile come le vicende editoriali possano totalmente rivoluzionare il concetto ed anche il senso della parola “novità”… ma a questo dedicherò magari un post o video specifico).

Dunque la storia dell’albo è “presto” detta: Holly Evans è una ragazzina del New Jersey che un giorno, per condurre un esperimento sulla crescita degli ortaggi in condizioni extra-terrestri, l’11 maggio libera in aria delle cassettine di ortaggi legate a palloncini. Il 29 giugno ecco che in tantissimi luoghi diversi degli Stati Uniti vengono avvistati ortaggi e verdure di dimensioni gigantesche solo che….

Wiesner, ancora un volta, ci racconta una storia assolutamente assurda, quello che in grammatica potremmo chiamare un periodo ipotetico del terzo tipo, dell’irrealtà, e per farlo, come sempre, deve creare una narrazione fortemente agganciata alla logica concreta per poi condurci verso nuove logiche che permetteranno al lettore di accettare l’inaccettabile.

Ecco che, con un processo simile a quello fatto con Flutti (e direi contrario a quello di Sector 7) mette le basi del patto narrativo a partire dal personaggio: Holly ci viene presentata nelle prime due doppie pagine nella sua attitudine di scienziata, e ci viene presentata in questa attitudine in due contesti diversi, uno privato ed uno scolastico. Dalla terza tavola in poi abbiamo uno scatto temporale che dall’11 maggio ci porta al 29 giugno, ben 38 giorni che sfidano la costruzione spazio-temporale tipica dell’albo sfruttando l’espediente retorico della datazione e geolocalizzazione (anche in Martedì Wiesner aveva provato un approccio in parte simile nella gestione dello spazio-tempo).

Due doppie tavole per introdurre Holly e darci l’antefatto, 10 doppie tavole (con in mezzo una sola dedicata a Holly che prelude alla svolta finale) per farci vedere cosa sta accadendo nei vari stati americani e come le persone stanno sfruttando questa pioggia incredibile di ortaggi giganteschi, 2 tavole e mezzo per chiudere la narrazione lasciandoci completamente attoniti.

Una costruzione ritmica molto precisa costruita per creare una narrazione e farci dare a ciò che sta accadendo un’interpretazione che si riveleranno del tutto errate. Wiesner ci fa talmente tanto entrare nella logica assurda di ciò che sta accadendo, e ci ha talmente tanto coinvolto e convinto (questo vuol dire stipulare il patto narrativo d’altra parte) con le due doppie tavole iniziali dedicate all’esperimento di Holly, da farci perdere di vista l’assurdità di ciò che sta accadendo e riuscire poi ad arrivare del tutto inatteso al colpo di scena finale.

Un’intera narrazione assurda, totalmente surreale, costruita su un falso indizio, solo Wiesner ci poteva riuscire, e come lo fa? Sfruttando al massimo due elementi di base della costruzione narrativa: il primo è il fatto che la lettura è un atto di fede per cui, una volta accettato il patto narrativo e sospesa l’incredulità ( e perché ciò accada ci vuole una costruzione tecnicamente costruita alla perfezione), siamo disposti ad accettare come vero e conseguente tutto ciò che ci capita. Il secondo elemento sta nel fatto che Wiesner, per portare all’estremo la costruzione del falso indizio e farci credere ciecamente all’assurdità di ciò che sta accadendo, usa una logica realistica estrema, è come se giustificasse il surreale con il reale, incredibile.

È evidente a questo punto che il segreto della narrazione sta nell’ultime due pagine, ed è altrettanto evidente che io non vi svelerò mai come finisce la storia di 29 giugno 2029 ma diventa a questo punto necessario che andiate a scoprirlo da soli, questo finale incredibile, che vi regaliate una risata di cuore e godiate del genio di Wiesner.

Quanto a me credo chiuderò qui la recensione di oggi anche se la tentazione di andarmi a soffermare su come sono costruite le illustrazioni e i loro riquadri è davvero forte… pazienza, Robi resisti e vai avanti, esci da questo post e lascia che il libro faccia la sua strada di mano in mano, lettura dopo lettura, ortaggio dopo ortaggio, immaginando in quale paese ci saremmo trovati meglio, quello dei piselli, delle rape, dei peperorni o quale? Io credo in quello dove fluttuano melanzane immense, forse.

Più delle parole, nel grande Wiesner, possono le immagini, non perdetevene nemmeno un dettaglio e, buon divertimento!

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