La vita comincia alle medie. 1. Caterina

Questa nonè una guida alle scuole medie.

Non vi prepara a niente. Non è fatta per rassicurare nessuno, né per fare paura.

Non c’è nessun consiglio da dare.

Prima che inizi per davvero il romanzo, prima del primo capitolo, La vita comincia alle medie. 1. Caterina di Alice Butaud, edito da La nuova frontiera junior con la traduzione di Silvia Turato, ci accoglie così, a scanso di equivoci.

In sintesi: non pensate di trovarvi in un libro di quelli piatti che tematizzano il trauma e i lati positivi dell’entrata alla nuova scuola. No, La vita comincia alle medie è un romanzo particolare, divertente, per diversi aspetti spiazzante che regge benissimo il confronto con la lettura. Inoltre quel 1.Caterina che accompagna il titolo promette dei seguiti di questa storia che, a questo punto, aspetto con grande fiducia.

Ma andiamo con ordine e cominciamo dall’inizio, ovvero da qualche minima e pessima parola sulla trama (l’ho già detto che la trama non esiste?!): Caterina è una ragazzina in prima media, la sua vita viene turbata prima che dall’inizio delle medie dal suo rumorossimo fratellino Jonas che, oltre a piangere sempre creando il caos in casa sta stremando i genitori a cui sottrae il riposo da mesi. A Caterina una signora della casa di riposo dove stanno i nonni regala uno strano e brutto cappello verde che però pare avere un potere magico (che non vi svelerò, tranquilli) che sarà di aiuto a Caterina per ritrovare un equilibrio nella sua quotidianità. In tutto questo la scuola resta davvero sullo sfondo non perché non conti ma perché, come dovrebbe forse essere, la scuola è solo un elemento della vita quotidiana di un individuo, c’è qualcosa oltre di essa sia nel senso del tempo della giornata, che di interessi. Per Caterina quell’oltre è compreso tra la famiglia e gli amici.

La vita comincia alle medie. 1. Caterina è un piccolo romanzo dalla forte componente ironica, scritto in prima persona, il cui equilibrio narrativo forse gioca la carta migliore nella costruzione del personaggio principale. Certo l’espediente narrativo del cappello magico che permette a Caterina di fare una cosa eccezionale (e salvifica per sé e per gli altri) è interessante e crea un’atmosfera particolare in questa narrazione totalmente, per il resto, realistica.

Dunque stiamo su Caterina che è contornata da una serie di personaggi secondari ben delineati e simpatici, in primis i genitori e i nonni, ma anche Esther, la migliore amica, i compagni della banda dei tonni e Azamat. In Caterina troverete non solo una ragazzina molto vera e simpatica ma soprattutto un esempio interessante di quanto e come i ragazzi e le ragazze sveglie siano chiamati a sopperire alle difficoltà degli adulti.

Se dovessi dire cosa mi pare che più emerga con forza da questo romanzo direi senza dubbio la forza dei ragazzi versus le incapacità o anche solo le debolezze degli adulti. È vero, Caterina ha un cappello magico, ok, evidentemente Alice Boutaud, l’autrice, ha voluto donare a Caterina un oggetto che funge da correlativo oggettivo delle sue capacità risolutive, la sua sapienza nel prendere in mano le situazioni, ma il cappello verde esiste solo perché sotto quel cappello c’è una Caterina che sa farne buon uso per il proprio fine e se vi state chiedendo quale sia il fine di Caterina credo si potrebbe riassumere così: vivere, nel migliore dei modi possibili, se il migliore dei mondi possibili non è dato averlo. In attesa che la vita cominci davvero, e vi lascio scoprire nel romanzo cosa Caterina intenda con questo, la nostra protagonista fa del suo meglio perché le cose funzionino, soprattutto in famiglia, con un fratellino piccolo che li sta portando verso la distruzione fisica e mentale.

Le uscite di Caterina nei confronti dei genitori – che per altro quando li leggerete vi stupiranno per empatia, correttezza, sono delle specie di genitori modello per alcuni versi – sono ironiche, rivelatrici, tali da rendere questo libro una miniera anche per chi, adulto, vuole ascoltare il pensiero di una ragazzina in gamba.

Ho notato che spesso fila più liscia una bugia che la verità. Forse perché le storie sono modellabili in funzione delle persone mentre la verità è (o almeno si suppone che sia) immotabile. Non so. Personalmente non ho nessun problema con le bugie. Sono come il lievito di una torta. Ne metti un po’ per far gonfiare la pasta. Senza bugie la vita sarebbe piatta.

Alice Boutaud ci aveva sorpreso e divertito con Di solito le bambine non salgono così in alto, però devo dire che questo primo libro di La vita comincia alle medie mi ha convinto ancora di più del suo primo libro che avevo letto, non mi resta che aspettare i prossimi e sperare che tengano questo livello!

Buona lettura

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