Come essere vento

Armati o disarmati non ci sono ragazzini tra i vincitori di una guerra, mai.

E poi, si può chiamare vittoria ciò che verrà fuori da questa carneficina? Io vorrei solo che la guerra finisse e, poi, vorrei comprarmi una bicicletta.

7 personaggi, una Storia.

7 storie individuali coinvolte nella Storia collettiva di una delle azioni belliche più grandi di tutti i tempi. Questo racconta Come essere vento. La giornata che mise fine alla guerra di Daniele Aristarco edito da Mondadori con le illustrazioni di Eduardo Morciano, il D-Day, lo sbarco in Normandia delle truppe inglesi e americane il 6 giugno di Ottanta anni fa.

Era il 5 giugno 1944 quando migliaia di persone si preparavano ad attaccare o a resistere all’attacco. Attaccano le truppe anglo-americane, tentano un’azione di difesa le truppe naziste, e cercano di resistere i civili che abitano in quelle zone.

Oggi, il 5 giugno 2024, quella storia possiamo scegliere come raccontarla e far sì che quella narrazione del passato, per come viene fatta, ci dica qualcosa del nostro presente.

E dunque in attesa che questo 5 giugno passi vi racconto di questo libro che ci porta proprio tra il 5 e 6 giugno quando la guerra non finì ma svoltò in maniera determinante.

Aristarco sceglie di farci raccontare il poco-prima e il durante dello sbarco in Normandia da 7 voci, la prima, quella di Irène, la ragazza che raccoglie un volantino portato dal vento e comprende cosa sta per accadere, è l’unica che torna nel romanzo; lei apre e chiude la narrazione creando una specie di cornice narrativa nella coralità di voci. Le altre 6 voci ci offrono punti di vista molto diversi tra loro, ragazzi arruolati e che nemmeno arriveranno oltre la spiaggia dello sbarco – tra cui il fratello di Irène, Leon, che ha così fretta di vivere e di finire questa brutta perdita di tempo della guerra che si lancia tra le prime file di sfondamento e non le supera -; soldati del fronte nemico; il fotografo più famoso di sempre che immortalò quel giorno; una reporter di guerra straordinaria la cui fama è spesso offuscata da quella del marito; e, ancora, tra le voci, quella di Anne Frank. Anne occupa il centro esatto della narrazione ed è l’unica a non parlare in prima persona, ma su questo tornerò a breve.

Aristarco in Come essere vento sfrutta al massimo le potenzialità tanto della cornice narrativa quanto del romanzo corale creando una narrazione che può sembrare frammentata e invece si rivela profondamente intessuta di rimandi interni, al lettore e alla lettrice trovare i legami, talvolta espliciti, altri meno, tra le storie e i dettagli delle storie dei diversi protagonisti della narrazione. In mezzo a tutti, dicevamo, c’è lei, Anne, l’unica a non dire io, l’unica invece ad essere la destinataria della scrittura dell’autore. Questo capitolo centrale fa un po’ da spartiacque e agevola il ritmo creando una frattura nell’impostazione narrativa, così come riescono bene a movimentare la narrazione i tanti cambi di stile e parlata che i diversi protagonisti usano, ognuno con la propria indole, la propria cultura, il proprio modo di esprimersi e di pensare.

Come essere vento è un bel romanzo per ragazzi, ed è anche un bel romanzo di non-fiction per ragazzi, qui la Storia e le storie si intrecciano senza soluzione di continuità, impossibile, in alcuni punti, distinguere cosa è documentato e documentabile e cosa invece non lo è ma… potrebbe anche esserlo richiamando quel concetto di verosimiglianza che così tanto può avere a che fare con quella scrittura sulla soglia tra fiction e non-fiction. Ma qui si aprirebbe un capitolo di pensiero che ci porterebbe lontani dalla nostra storia, da Come essere vento che invece oggi richiede tutta la nostra attenzione.

A Ottant’anni di distanza continuiamo a fare il conto con le guerre, se togliessimo il riferimento e la contestualizzazione storica alle voci del romanzo, forse non sarebbe così semplice capire di quale guerra stiamo parlando. I pensieri di chi rischia la vita, in una guerra – che sia in un fronte, o nell’altro o tra chi vive nei posti e subisce l’invasione degli eserciti – credo si assomiglino molto. Come essere vento ci dà l’opportunità di sentire le voci di chi è in guerra, qualsiasi ruolo vi giochi, e a partire da quelle voci, dall’insieme di esse – che funzionano bene e significano davvero se lette tutte insieme – di dare voce a pensieri e parole e domande e dubbi attorno al concetto di guerra e di “ragione” e “verità” e ogni domanda che impone il tempo che viviamo.

Resta infine lui, il vento, correlativo oggettivo di questa narrazione e delle vicende degli individui che la attraversano, caratteristica quasi identitaria anche solo della geografia dei luoghi in cui il D-Day è avvenuto. Ma lui, il vento, ve lo lascio trovare da soli tra le pagine, come una delle tante tracce che Aristarco si è divertito a lasciare nel romanzo per permetterci di ritrovarci tra una storia e l’altra.

Qui potete rivedere la diretta con Daniele Aristarco dedicata a questo libro e al suo vento!

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