Hai visto l’elefante?

Scommetto che non avete mai giocato a nascondino con un’elefante.

Ma scommetto anche che, se siete qui a leggere, siete adulti e forse vi siete dimenticati di quando riuscivate o sareste riusciti a giocare a nascondino con un elefante.

E ora scommetto, così vinco su tutta la linea, che questo libro piacerà moltissimo a voi e soprattutto ai bambini e alle bambine con cui lo condividerete.

Il libro di oggi è Hai visto l’elefante? di David Barrow edito da Terre di mezzo con la traduzione di Sara Ragusa, la storia, appunto, di un bambino che gioca a nascondino con l’elefante ma, naturalmente, non è mica tutto qui, è per come i protagonisti giocano a nascondino che libro si rivela per quello che è, e dunque entriamo dentro questa storia per vederne la forza narrativa.

Il primo gioco che la narrazione per testo e immagini suggerisce è quella dell’assurdo per cui il bambino protagonista cerca a nascondino l’elefante che proprio non si fa trovare da nessuna parte, l’ironia si scatena, come sempre accade nell’albo illustrato, nello scollamento tra linguaggio testuale e visivo per cui se il primo registra l’impossibilità di trovare l’elefante, il secondo ce lo fa vedere in tutta la sua grandiosità nascosto nei modi e nei luoghi più improbabili. Compagno di giochi del bambino è il suo cagnolino che, amico evidentemente del cane di Sam e Dave scavano una buca, e soprattutto del lettore o lettrice, individua ogni volta nella tavola dove l’elefante si nasconde ma tiene il segreto per sé, lo condivide solo con noi che guardiamo l’illustrazione e che, seguendo la diagonale del suo sguardo, troviamo l’elefante, qualora ci fosse sfuggito a prima vista.

Dunque indubbiamente la forza di questo libro sta nell’ironia (beati i libri ironici) che si produce non solo nello scontro tra testo e immagine, ma anche nel giocare, in questo scontro, con degli stereotipi: chi avrebbe mai detto che l’elefante fosse così bravo a nascondersi con la sua mole così gigantesca? Il libro si chiude in maniera circolare con una nuova sfida, questa volta sarà la tartaruga a sfidare il bambino e il cane a…. una gara di corsa.

Ma al centro di tutto c’è lui, i bambino, e che sia lui il nucleo della narrazione e anche la forza principale del libro, ce lo svelano i risguardi che ci presentano una carrellata d foto, nei risguradi di apertura sono foto di lui e della sua famiglia, cane compreso, in quelli finali ci saranno due nuovi membri immortalati nelle foto e intervenuti a movimentare la vita domestica…

La narrazione del testo ha una focalizzazione esterna ovvero si costruisce come una sceneggiatura, l’albo illustrato è l’unica forma letteraria che sopporta questo tipo di focalizzazione e ci riesce perché ha l’immagine a fare da quinta, una quinta, lo dicevamo, in questo caso, contraddittoria e ironica rispetto al testo.

Resta da rilevare quello che potrebbe essere l’elefante nella stanza che sarebbe il caso di non nominare ma siccome per noi e il nostro mercato italiano la cosa ha una qualche rilevanza, portate pazienza ma esplicito: il nostro protagonista ha la pelle nera e non accade così di frequente che una narrazione pura, non centrata sul colore della pelle, inclusività e tematiche del genere, abbia un protagonista dalla pelle non chiara. Non credo sia un caso che, l’unico personaggio secondario della famiglia che non appare è il padre, che le foto dei risguardi ci mostrano come “bianco”.

Che importanza ha il colore della pelle del protagonista? Nessuna, o tutta, dipende… pensate a un bambino o una bambina dalla pelle nera che legge degli albi illustrati con personaggi umani e li ritrova tutti bianchi, tutti diversi da lei, e immaginate invece cosa possa voler dire ritrovarsi con una migliore e più forte capacità di immedesimazione in un personaggio che gli assomiglia e leggendo per una volta una bella storia divertente e assurda, tipicamente legata al mondo infantile, invece che un libro che tematizza la bellezza della differenza… Così si fa la differenza, così la letteratura può lavorare profondamente, senza esplicitare ma restando educatrice silenziosa, come deve essere, sugli stereotipi, tutti, a partire da quello dell’elefante bravo a nascondersi e della tartaruga velocissima nelle gare di corsa.

Ora, lasciate da parte tutto questo, dimenticate tre quarti di questa analisi e giuratemi che porterete questo libro ai vostri bambini e bambine per farli divertire senza pensare ad altro, tutto il resto il libro lo farà da solo!

Buona lettura e soprattutto buon divertimeno!

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