Vita da cani

Dunque, sto cercando le parole e il modo per raccontarvi il libro di oggi che per alcuni versi è davvero inaspettato, interessantissimo per costruzione e narrazione.

Forse farei bene a partire dal titolo: il libro che vorrei raccontarvi oggi è Vita da cani di Arne Svingen edito da La nuova frontiera junior con la traduzione di Lucia Barni.

Bene, questa è fatta. Poi magari vi dico qualcosina di cosa tratta, tanto per fare un minimo della mia parte anche se questa è la parte che mi piace meno fare… Questa è la storia di Kjell, un ragazzo tossicodipendente che si infila in un casino dopo l’altro e che si ritrova a dover rimettere in equilibrio la sua vita quando la madre viene ricoverata per una grave malattia e il fratello più piccolo, Gusto, gli chiede di prendersi cura di lui per non finire in affido a qualche famiglia. Riuscirà Kjell a ripulirsi e sistemarsi per amore del fratello e, chissà, forse anche un pochino di se stesso? Non ve lo dico, naturalmente, ma invece vi dico che vi sto raccontando un sacco di fesserie se davvero vi sto facendo credere che la storia sia questa. O, quanto meno, vi sto raccontando, come direbbe Montalbano, la mezza messa.

Perche?

Ma perché Vita da cani è la storia di Basse, il cane di Kjell che gli salva letteralmente la pelle in continuazione e che è il narratore del libro.

Sì, la voce narrante di questo libro, che è a focalizzazione interna, è il cane, Basse dice io e ci racconta dal suo punto di vista questo mondo umano marcissimo, in cui si potrebbe vedere solo squallore e autodistruzione e debolezza e tutto ciò che di peggio possiamo pensare, e che invece, proprio perché prende lo sguardo del cane che adora il suo amico umano, ci appare anche per ciò che di bello c’è. È la relazione affettiva che domina il punto di vista di Basse e questo permette a noi di entrare da una prospettiva privilegiata e “positiva” in un quadro umano decisamente degradato sotto ogni punto di vista.

Se state pensando al capolavoro Storia d’amore e perdizione di Melvin Burgess, che recensii tempo fa per un innaffiatoio, siamo in tutt’altro ambito e anche, mi pare di un altro pubblico di riferimento. Vita da cani riesce a farci entrare nel nero tenendoci sempre per un pezzetto in salvo grazie alla voce di Basse che, per altro, oltre ad essere un cane molto saggio è anche un cane profondamente e inconsapevolmente ironico per cui vi troverete in alcune pagine anche a farvi qualche risata per come riesce a risolvere la situazione da cui gli umani non riescono a venire fuori. Basse mantiene un punto di vista interno alla situazione e al tempo stesso distaccato, dopo tutto è un cane, certo è legato per la vita al suo umano ma non è che ne comprende azioni e motivi, si limita a osservare e raccontare, non interpreta e non giudica e forse questo è il punto di forza narrativo di questa focalizzazione canina.

A voi a questo punto, anzi dopo aver letto il romanzo, valutare se il “vita da cani” del titolo si riferisca al modo in cui vivono i protagonisti umani, che però francamente nessun cane abbraccerebbe come stile di vita, o, letteralmente, alla vita di Basse che sostanzialmente ci racconta un pezzo della sua autobiografia, di quando riuscì a procurarsi una casa un po’ più tranquilla e un amico umano, anzi due, un pochino più equilibrato.

Certo, se vorrete obiettare, tenendo il filo logico della realtà, che nessun cane parlerebbe o penserebbe o addirittura annuirebbe come fa Basse, avrete senz’altro ragione, e tuttavia vi domando, posto che la narrazione è ben gestita e la focalizzazione molto ben costruita, ci interessa davvero che un romanzo tenga il filo logico della realtà?

Accucciato sul divano, penso che la mia è una vita da cani. E non è male. Soprattutto quando Kjell propone di scaldare una pizza e tutti annuiscono. Persino la mia testa dondola su e giù. Per fortuna nessuno mi nota. Perché si è mai visto?

Un cane che annuisce!

Buona lettura!

Teste fiorite Consenso ai cookie con Real Cookie Banner