Nel mondo là fuori

Nel mondo là fuori di Maurice Sendak, edito da Adelphi con la traduzione di Lisa Topi, è uno di quei libri che ti fanno tremare le vene ai polsi al solo pensiero di doverne dire qualcosa… Si è così tanto studiato e scritto su questo libro, Sendak in primis gli ha fortunatamente dedicato diversi spunti critici del suo pensiero in Caldecott & Co., da svelarne molti retroscena creativi e interpretativi che qualunque cosa provassi a scrivere a riguardo mi parrebbe, più del solito, odiosamente riduttiva.

Le possibilità erano due, rispetto a Nel mondo là fuori: rinunciare a dirne parola poiché impresa troppo ardua, o provare a ricostruire alcune informazioni che abbiamo riguardo questo libro rispetto agli aspetti più diversi (vi rimando con gioia alla bella recensione di Maria Polita su Scaffalebasso per alcuni dettagli storici e non solo che inquadrano bene questo libro nella poetica di Sendak).

Poiché nessuna di queste due strade mi pareva percorribile dunque, ecco la terza, che in questo momento non mi soddisfa ma ho scelto di imboccare con voi: leggere Nel mondo là fuori come farei con qualsiasi altro libro, andando dritta al testo e alle immagini nel loro rapporto, provando a vedere un minimo come si costruisce e che effetto produce sul lettore, come fosse un libro “qualsiasi”… dunque partiamo!

Nel mondo là fuori ci racconta la storia di Ida, una bambina dell’età di circa 8-9 anni a giudicare dall’aspetto, che salva la sua sorellina rapida da Goblin e la riporta a casa sana e salva. Per correre in soccorso della sorella Ida deve lanciarsi fuori dalla finestra ed affrontare il mondo là fuori, fuori dalle mura di casa, dove ci sono Goblin e pericoli dappertutto, da qui il titolo che dà il nome al libro, immagino. Se vi state domandando perché sia Ida ad andare in soccorso della sorellina è presto detto: il padre delle bambine è perso per mare e chissà quando tornerà e la madre, a giudicare dallo sguardo assente, deve essere in preda ad una profonda crisi depressiva che non la fa uscire dalla proprio egoismo e accorgersi che le figlie hanno bisogno di lei.

Ida prende la situazione in mano, con la musica del suo corno sconfigge i Goblin e riporta a casa sua sorella sana e salva, per ora…

La storia che Nel mondo là fuori racconta è una storia non piacevole, fortemente angosciosa e perturbante nonostante la catarsi finale che c’è ma svela tutta la sua fragilità. Soprattutto questo albo racconta, come altri libri di Sendak, una parte dell’infanzia che poco ci piace raccontare e ammettere che vi sia, quella turbata dal mondo là fuori ma forse ancora di più dal mondo di dentro, la mamma di Ida è davvero più preoccupante dei Goblin a ben guardare. Ai bambini Sendak riconosce tutto il carico di tensione emotiva negativa che l’infanzia porta con sè intrinseca, non un’età bucolica bensì un tempo di lotta per la sopravvivenza… ai Goblin e ai pericoli del mondo esterno, certo, ma ancor di più da quelli del mondo qui dentro dove non si può mica per davvero fare affidamento su un adulto che si assuma la responsabilità della salvezza dei bambini, e se avete dubbi che questo elemento ci sia vi basterà leggere il cartiglio finale del libro per averne assoluta certezza.

Dal punto di vista dell’illustrazione Sendak elabora una costruzione delle tavole incredibile in cui si tengono insieme un realismo straordinario del disegno, un’ambientazione storica fuori dal tempo, ricorda quasi il rinascimento pittorico italiano, una costruzione teatrale delle tavole, con sipari e quinte, e un simbolismo, quasi allegorico, di ogni dettaglio. Insieme alla costruzione delle tavole c’è quella del testo, calcolatissimo, minimo, allusivo, che, ad eccezione delle prime due tavole, della centrale e della penultima, non va ad intromettersi direttamente nelle tavole occupando una fascia bianca delle doppia pagine centrali della narrazione.

Le pagine che si distinguono rispetto alle altre per il trattamento del testo corrispondono alle tracce del padre di Ida, il grande assente che da un lato è responsabile, con la sua assenza, di ciò che accade a Ida, dall’altro da lontano la guida e le da fiducia. Questi testi, letteralmente, incorniciati, assolvono ad un ruolo narrativo diverso da quello della voce narrante che domina nel resto dell’albo e per questo vengono risolti iconograficamente in maniera diversa.

L’albo illustrato, meglio il libro a figure, meglio ancora il picture book, come lo intendeva Sendak è un’opera complessa, articolata, in cui ogni linguaggio deve armonizzarsi alla perfezione per raggiungere con verità il lettore e la lettrice e in Nel mondo là fuori si sente fluire la musica dell’armonia tra testo e immagine, il fatto che l’azione narrativa sia mossa da un corno, ovvero dalla musica (tralasciando i significati simbolici specifici del corno), permette alla musica di entrare esplicitamente, e non solo teoricamente, nella creazione della storia e del libro.

Cosa resta della lettura di Nel mondo là fuori?

Credo resti una impressione, nel senso stretto del termine, qualcosa che si imprime nella mente e nella retina: questi drappi che mettono ovunque movimento e tensione, ma anche morbidezza, le espressioni incredibili degli esseri umani e dei Goblin (che altro non sono che creature dalla forma di neonato), la tavola centrale di Ida che si lancia dalla finestra all’indietro, decisamente icastica… Ma anche la storia in sè che concentra le paure centrali dell’infanzia, l’abbandono, il rapimento, lo smarrimento…

Nel mondo là fuori non è un libro che ci può lasciare indifferenti, sotto ogni aspetto, possiamo anche rigettarlo, un piccolo lettore o lettrice può sentirsene attratto o respinto come da qualcosa che fa paura e che però a quella paura dà un linguaggio comprensibile, è un libro che scatena emozioni forti, che ci chiede di entrare dentro e prendere posizione, foss’anche per allontanarcene.

Vorrei davvero potere e sapere dire qualcosa di più su questo albo imprescindibile ma ho scelto il basso profilo e lo terrò fino alla fine, vi lascio però con una citazione di Sendak non riguardo a questo libro in particolare bensì riguardo la struttura letteraria del picture book

È una sorta di gioco di prestigio. Richiede molta tecnica e molta esperienza, per far sì che il ritmo tra parole e immagini non s’inceppi. Si tratta di una sorta di ritmo muscolare, per quanto il lettore non se ne avveda. Ciò accade quando hai escogitato un testo talmente duttile da potersi fermare e ripartire, fermare e ripartire, mentre le illustrazioni s’interpongono proprio dove serve. Le illustrazioni, a loro volta, risultano talmente duttili da raccontare la propria parte della storia indipendentemente dalle parole.

L’illustratore, in questo modo, s’impegna in un lavoro stupefacente di espansione, di collaborazione, d’illuminazione di quanto viene raccontato dalle parole. Tutto deve fare attenzione. Non deve lasciarsi intimidire dal testo, ma deve prescindere dal proprio Io in nome della storia,

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