Ogni giorno

Da qualche mese non mi imbattevo in un romanzo per ragazzi, questi famigerati young adults, con una tale capacità di incollamento del lettore alle pagine.

Intendiamoci, non sempre essere catturati dalla lettura è sintomo di buona scrittura, spesso si tratta di ottima furbizia di scrittura, ma non è il caso di Ogni giorno il romanzo di David Levithan, pubblicato nell’ormai lontano 2012 ed edito da Rizzoli.

Lo spunto narrativo è davvero buono e così il suo sviluppo che procede a rilento quel tanto da permetterci di entrare nella logica narrativa e poi sferra il suo attacco al lettore costringendolo ad andare avanti pagina dopo pagina.

Il protagonista del romanzo, scritto in prima persona è A, un’entità, o forse un’anima, chiamatela come preferite, che da quando è nato ogni mattina si sveglia in un corpo diverso. Sì, proprio in un corpo fisico di una persona diversa con nome, famiglia, amici, caratteristiche fisiche diverse. A abita quel corpo fino alla mezzanotte e poi svanisce per risvegliarsi in un altro corpo e in pochi secondo avere accesso alla memoria di quel corpo quel tanto che basta per conoscere i dati essenziali della propria identità.

Due regole ci sono in questa trasmigrazione quotidiana di A: il corpo in cui si incarna deve avere la sua età; e la località geografica è più o meno sempre la stessa, ci si sposta di massimo qualche ora di macchina da un corpo all’altro ma resta sempre nella stessa regione. Il resto: sesso, attitudini, etnia di appartenenza, lingua, disabilità ecc. cambiano ogni giorno.

Che vita è una vita del genere?

E’ una non vita in cui quello che puoi fare è cercare di non distruggere la vita della persona che abiti per un giorno…. il problema è che A non è un’entità “neutra” dal punto di vista emotivo ed ha una sua forte personalità. impara ogni giorno da ogni corpo che incontra ma allo stesso tempo in alcuni casi non può esimersi dall’influenzarlo per quel giorno e anche solo un giorno può cambiare la vita di una persona.

A, come tutti i corpi che vive, è un adolescente, ha 16 anni e vive quotidianamente ogni genere di problematiche legate all’età, oltre che all’estrazione economica e sociale e le varie variabili che ci possono essere al mondo. Insomma, un po’ avete capito come funziona. Tutto fila liscio, si fa per dire, fino a quando ad A succedono due cose incredibili per lui: si innamora e… viene scoperto, e nel plot del romanzo le due cose sono legate anche se non vi svelerò mai nemmeno sotto tortura il come vengono legate.

Rihannon, la ragazza di cui si innamora A è l’unica persona a conoscere il suo segreto perché lui glielo svela e tenteranno un sistema davvero incredibile per stare insieme…o almeno tentare di vedersi tutti i giorni. Rihannon cambia la vita di A. e di tutti coloro che A incarna per un giorno. E allo stesso tempo A cambia e compie un’evoluzione importante che poi lo porterà alla scelta finale molto ma molto spiazzante e che ovviamente non vi svelerò.

Il plot del romanzo è senz’altro uno dei tratti migliori del romanzo, colpisce nel segno da ogni punto di vista; la scrittura, pur letta in traduzione (che deve esser stata piuttosto buona) mi pare che regga anche se, devo essere sincera, più volte mi sono domandata se la parte di trama non fosse più forte, tanto forte da far perdere di vista un po’ di oggettività sulla costruzione del testo… Può essere, non lo nego, ma gli equilibri della scrittura sono anche questi, forma e contenuto devono trovare un loro bilanciamento sapendo benissimo, comunque, che la forma è sempre più forte del contenuto e che quindi se il romanzo regge è innanzitutto per questo, nonostante questo plot molto convincente.

Mi ha anche colpito in questo romanzo il ruolo della scrittura che potrebbe apparire secondario invece, più passano i giorni più mi accorgo che lì c’è molta parte del sendo profondo di questa narrazione che potrebbe anche definirsi, in qualche modo, un’autonarrazione metanarrativa: A esiste, lui davvero lascia tracce della propria reale esistenza, solo ed esclusivamente nelle mail che di manda per ricordarsi di chi è e in chi si è incarnato, per comunicare con Rihannon e mantenere una prova tangibile (il che fa ridere trattandosi di posta elettronica, non c’è nulla di fisico in A pur essendo tutto reale) della propria identità ed esistenza.
Il romanzo stesso è l’unica prova reale di A, lui esiste perché scrive e si racconta, e non è un po’ questo ciò che accade ad ogni esistenza? L’esistere nella narrazione di se stessa?

Certo per A tutto questo ha un senso particolare, lui può essere una ragazza che tenta il suicidio (e che A salva), una violinista (ma A non sa suonare il violino) un altleta, un cieco, un portoricano (l’ambientazione è negli Stati Uniti) e chi più ne ha più ne metta epure lui è ogni volta se stesso ed un altro senza che in tutto ciò ci sia contraddizione o schizzofrenia. E non è anche questo un po’ vero per tutti noi? Quanti noi esistono in una persona? La segmentazione e frantumazione del soggetto non è la scoperta rivoluzionaria del Novecento insieme alla Relatività che ne è il corrispettivo scientifico?

Ecco, A è la grande metafora letteraria di tutto questo. Una metafora portata alle estreme conseguenze come solo i ragazzi adolescenti sanno fare ed è anche in questo che Ogni giorno sa essere un gran bel libro per questi ragazzi crisalide in cerca di un’identità ogni giorno ma che in fondo da qualche parte esiste e vice sottovoce.

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